01 maggio 2017

1° Maggio: la festa del lavoro



"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro." 
Art. 1, comma 1,Cost.

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."
Art. 4 Cost.


La nostra Costituzione sancisce come principio fondante della Repubblica il lavoro e riconosce ai cittadini diritti e doveri. Per arrivare all'approvazione di questi due articoli si è passati attraverso un secolo di lotte della classe operaia, che desiderava un trattamento migliore sul lavoro, come segno di rispetto in quanto persone. 



All'inizio la battaglia fu per il diritto all'orario fisso di lavoro di otto ore giornaliere: si lavorava per decine di ore, senza mai una pausa. Le persone venivano stremate e lavoravano in condizioni disumane, finché si arrivò alla promulgazione di una legge nell'Illinois nel 1867, che poi venne introdotta anche in Europa con legislazioni simili (in Italia si ebbe con il RDL n. 692/1923).
L'origine della festa risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 Settembre 1882 dai Knights of Labor (associazione fondata nel 1869). Due anni dopo in un'altra manifestazione simile i membri dell'associazione approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. A far cadere la scelta sul 1° Maggio furono alcuni gravi incidenti avvenuti nei primi giorni di questo mese del 1886 a Chicago: i lavoratori in sciopero si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole e la polizia, che era lì per reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone altri. Per protestare a questa brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione che si tenne a Haymarket Square (la piazza in cui si teneva spesso il mercato delle macchine agricole). Il culmine di questi eventi si ebbe il 4 Maggio quando fu lanciata una bomba che provocò la morte di alcuni poliziotti e altri rimasero feriti e a quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Non si conosce il numero preciso delle vittime e nel 1887  gli anarchici furono emesse le sentenze di condanna: alcuni vennero condannati a morte e altri all'ergastolo.


Il presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del 1° Maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questi episodi, ma temendo che questa commemorazione potesse risultare troppo a favore del socialismo, spostò l'oggetto della festa sull'antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. 
Qualche giorno dopo la morte i manifestanti di Chicago, altri lavoratori organizzarono una manifestazione in segno di lutto per provare che le idee socialiste non erano morte. 
Appena si diffuse la notizia dell'assassinio degli esponenti anarchici di Chicago, nel 1888 il popolo di Livorno si rivoltò prima contro le navi statunitensi, che si trovavano al porto, e poi contro la Questura, dove pensavano si trovasse il console americano.

In Canada fu adottata la data del 1° Maggio nel 1894 anche se qui la festa del lavoro si riferisce a marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872.

In Europa questa festività fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale a Parigi nel 1889 e in Italia venne ratificata due anni dopo. 
Durante la dittatura fascista la celebrazione fu spostata al 21 Aprile, in occasione del Natale di Roma e poi fu riportata al 1° Maggio alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. 
Nel 1947 a Palermo la festa fu sconvolta da un evento: alcune fonti raccontano che la banda di Salvatore Giuliano sparò sul corteo composto da 2000 lavoratori, uccidendone alcune e ferendo altri. Altre fonti sostengono che questa sparatoria fu organizzata dai servizi segreti per screditare Salvatore Giuliano e la sua banda agli occhi dei cittadini.
Il 1° Maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore perché potesse essere condivisa anche dai lavoratori cattolici.


Dal 1990 i sindacati confederali CGL, CISL e UIL organizzano un grande concerto per celebrare il 1° Maggio in collaborazione con il Comune di Roma. Purtroopo con il passare del tempo questo concerto è stato sempre più trascurato dai sindacati e oggi viene ancora organizzato con grande partecipazione da Lotta Comunista: il partito politico extraparlamentare che celebra il Primo Maggio Internazionalista con varie manifestazioni di piazza e con iniziative pubbliche nelle città italiane in cui è presente come formazione politica. 


Oggi purtroppo si sono un po' persi questi valori, non solo da parte della classe politica, ma soprattutto da parte dei lavoratori: oggi tutto è scontato.
Quello per cui si è tanto lottato in passato oggi non vale più nulla, si è e si sta tornando indietro su tante cose, ma siamo noi che lo vogliamo e non ce ne rendiamo conto: quando ci lamentiamo di chi ha la 104, quando ci lamentiamo dei negozi chiusi nei weekend o durante le feste e pretendiamo che siano aperti, quando ci lamentiamo di chi prende le ore di permesso, di malattia, i congedi, sotto tutte lamentele che poi ricadono su noi stessi, perché tutto può essere utile a tutti.
Io sono sincera, non vado a fare la spesa o ha fare shopping la domenica, i festivi e la notte (perché ci sono supermercati di alcune catene che ora sono aperti 24h su 24), mi rifiuto in quanto è festa o notte per tutti non solo per me.
Non mi lamento di chi per esigenze familiari deve chiedere la 104 perché non vorrei mai trovarmi nella sua situazione.
Oggi è diventato un privilegio anche stare male, avere le ferie, le ore di permesso se succede un imprevisto...stiamo mandando all'aria tutto ciò per cui i nostri antenati hanno lottato.
Me la prendo anche con chi fa il furbo, perché pensa di essere migliore degli altri e invece deve capire che è anche grazie a lui se ora ci ritroviamo così: anche grazie al loro modo di fare che ci stanno togliendo tutto in primis il famoso art. 18!!!


Non dimentichiamo i problemi legati al precariato, ai vari tipi di contratto, al lavoro in nero, alle persone in cassa integrazione, a chi ha 40/50 anni e non trova lavoro perché troppo "vecchio" o a chi ha 20/30 e non viene assunto in quanto non ha esperienza (capita di trovare annunci di lavoro con un'età compresa in questa fascia di età e che richiedono molti anni di esperienza). Bisogna tornare  pensare che ci si può reinventare, che si possono imparare cose nuove, ma soprattutto lo deve capire chi offre lavoro e che se si è volenterosi è indipendente dall'età. Oltretutto io penso che il giovane debba imparare da chi ha più esperienza, perché quando si esce da un percorso di studio non si hanno le stesse competenze.


Buona festa dei lavoratori a tutti,  continuiamo a lottare per mantenere i nostri diritti e per riprenderci ciò che ci hanno tolto, non facciamoci la guerra tra di noi, che è solo una guerra tra poveri che non porta a nulla e teniamo anche presenti i nostri doveri di lavoratori.

Buon 1° Maggio!!!










24 aprile 2017

25 Aprile 1945: il giorno della liberazione


"Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire."


Queste sono le parole con cui Sandro Pertini proclamò lo sciopero generale a Milano il 25 Aprile 1945. Quel giorno il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, dichiarò l'insurrezione in tutti i territori occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive ne2l Nord Italia, facenti parte del Corpo Volontari della Libertà, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa nei giorni precedenti all'arrivo delle truppe alleate. Il CLNAI emanò anche dei decreti legislativi, assumendo il potere "in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo italiano", stabilendo anche la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.
La parola d'ordine intimata dai partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi fu: "Arrendersi o perire!" ed entro il 1° Maggio tutta l'Italia settentrionale fu liberata:
  • Bologna 21 Aprile;
  • Genova 23 Aprile;
  • Venezia 28 Aprile.
La guerra sul nostro territorio finì solo il 3 Maggio, quando si ebbe la resa definitiva delle forze nazifasciste all'esercito alleato durante la resa di Caserta firmata il 29 Aprile 1945.



La liberazione mise fine a vent'anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra: la data del 25 Aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l'avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 Giugno 1946 per la scelta tra Monarchia e Repubblica (dove per la prima volta votarono anche le donne), poi alla nascita della Repubblica italiana e infine alla stesura definitiva della nostra Costituzione.


Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il principe Umberto II, luogotenente del Regno d'Italia, il 22 Aprile 1946 emanò un decreto legislativo nel quale proclamava il 25 Aprile 1946 festa nazionale per l'anniversario della liberazione del territorio italiano e, siccome da quella volta venne celebrata anche negli anni successivi, il 27 maggio 1949, con la legge 290, fu istituzionalizzata stabilmente come festa nazionale.

Da oltre settant'anni in tutte le città d'Italia vengono organizzate celebrazioni in memoria della Liberazione, della Resistenza perpetrata da uomini e donne che credevano negli ideali di democrazia, uguaglianza e libertà e grazie a quelle persone possiamo godere di diritti (e di doveri) e vivere in Paese libero e democratico. Ma è anche vero che oggigiorno ci siamo dimenticati di tutto quello che i nostri avi hanno dovuto subire prima di ribellarsi al regime fascista e pensiamo che tutto ci è dovuto solo perché "ce li siamo ritrovati senza lottare". Crediamo che tutto sia inutile, non apprezziamo più quello che è stato conquistato con la Resistenza di persone che ci credevano e ci credevano nonostante il periodo buio, nonostante la dittatura, nonostante le leggi razziali, nonostante la guerra. Perché il segreto è credere e continuare a lottare ogni giorno, anche nel nostro piccolo, per ciò che riteniamo giusto e per quello che ci rende liberi e uguali.
Avere memoria di questi fatti è il miglior modo per non ripetere gli stessi errori del passato e per tenere bene a mente che nulla ti viene regalato, tutto va conquistato, anche quando gli obbiettivi sono stati raggiunti: proteggiamo la nostra libertà e la nostra democrazia!



Buon 25 Aprile a tutti gli italiani!