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03 maggio 2021

Il peso delle parole



Dopo il monologo di Amedeo e Pio, andato in onda venerdì sera, ho pensato di scrivere un post che è più una riflessione su ciò che è stato detto dai due comici.

Per certi versi ciò che dicono non è propriamente sbagliato, in quanto l'ironia e soprattutto l'autoironia penso siano una ricchezza, un punto a favore di tutti noi, un modo per rendere più leggera la vita. Quello che non condivido è il fatto di staccare le parole dall'intenzione, cioè è stato detto che il problema non è nella parola in sé, ma nel modo, nell'intenzione in cui viene detta. Per me le due cose non sono distanti, anzi sono legate tra loro, non si può pensare di dire qualcosa senza che questo non abbia un suo peso, una sua conseguenza su chi la ascolta. 

E' vero che quando si parla e dice una cosa dipende da come la si dice, ma certe affermazioni, certe parole, anche se gli si cambia il contesto, l'intenzione, il modo in cui vengono dette avranno sempre un'accezione negativa, discriminatoria e denigratoria. 

Tra gli esempi che hanno fatto è stato quello della parola "terrone", da sempre usata da chi abita nel nord Italia in modo dispregiativo nei confronti di chi abita, o proviene, o ha origini nel Mezzogiorno. Questa parola viene tutt'oggi usata in questo senso e chi abita al sud o chi è originario del sud non credo che la prenda con leggerezza e si fa una risata. I meridionali hanno iniziato ad usarla anche loro come senso di rivalsa nei confronti di chi la usava per discriminare e denigrare, la usano come motivo di orgoglio, ma se la dicono loro, tra di loro, ha un significato, se la dice una persona del nord nei confronti di qualcuno che proviene dal sud ne ha decisamente un altro.

Stesso discorso si può fare per la n* word, tante persone nere la usano tra di loro, ma ciò non toglie che se viene usata da una persona bianca riporta alla luce decenni di schiavitù, di discriminazione, di soprusi, di ingiustizie subite dai neri non solo negli USA, ma anche in Africa nel periodo del colonialismo. Considerando che certe situazioni, per quanto si sia lottato per migliorarle, sono ancora molto evidenti nel mondo di oggi, bisogna continuare a lottare tutti per farsi sentire e per costruire un mondo in cui ci siano meno disuguaglianze tra le persone.

Anche le persone LGBT sono state da sempre additate con parole poco carine, che hanno sempre avuto un significato dispregiativo.

Inoltre, ho letto una riflessione molto importante secondo me: perché non hanno portato l'esempio delle bestemmie? C'è chi dirà, ma quelle sono una mancanza di rispetto verso la religione e a chi crede. Ma negli altri casi non si tratta della stessa cosa? Non si manca di rispetto verso qualcuno quando le si usa?

In sostanza, le parole hanno sempre un peso, non sono slegate all'intenzione, perché quest'ultima può essere anche tra le più positive del mondo, ma ciò non toglie e non si può negare che determinati termini hanno un peso notevole, che possono ferire chi le ascolta, perché sono legati alla loro etimologia, al loro significato, all'uso che se ne è fatto nel tempo, alla loro storia. Tutto questo non lo si può nascondere, non si può pensare di risolvere tutto con l'ironia e l'autoironia, alle volte bisogna pensare molto a cosa si dice, a come lo si dice e a ciò che si dice. 

C'è bisogno di tatto e di rispetto in certi contesti, si può ridere e scherzare su altro, si può fare ironia su tantissime cose e su tantissimi argomenti e prestare attenzione a ciò che si dice non significa limitare la libertà di parola, non significa che non si può dire più nulla, il politically correct non c'entra, c'entra il fatto di ricominciare a dare peso e importanza alle parole. Questo, secondo me, è il fulcro centrale della questione.

Purtroppo, con il passare del tempo, si è persa questa cosa, oggi non si da peso alle parole, al loro significato, si pensa che tutto scivoli adosso e ci si concentra su altro, sugli atteggiamenti, sull'intenzione, sul modo di fare, che sono altrettanto importanti, ci tengo a sottolinearlo, ma credo che siano tutti collegati tra loro. Parole, gesti, intenzioni, comportamenti, hanno un rapporto di correlazione tra loro, non sono distanti o distaccati. Se fosse così si sarebbe incoerenti, prima si dice una cosa, si usano determinati termini e poi si dice l'intenzione non è negativa, mi comportato all'opposto e allora perché non applicare questo anche alle parole?


Credo che tutti noi dovremmo riflettere molto su tutto questo.

25 novembre 2020

25 Novembre tutto l'anno

Oggi è la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, è stata istituita dall'Assemblea Generale della Nazioni Unite con la risoluzione n°54/134 del 17 dicembre 1999. La data è stata scelta in memoria dell'assassinio delle sorelle Mirabal avvenuto nella Repubblica Dominicana il 25 Novembre 1960, uccise perché tentarono di contrastare il regime del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Furono sequestrate dagli agenti del Servizio di informazione militare, stuprate, torturate e strangolate.
L'Assemblea ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare eventi e manifestazioni volte a sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema. 

Secondo il rapporto dell'ONU si stima che nel mondo, in media, si verificano 140 femminicidi al giorno, uno ogni 10 minuti.
In Italia:
- ogni 3 giorni una donna viene uccisa;
- ogni 15 minuti una donna subisce violenza da parte di un uomo;
- ogni 15 minuti un uomo violenta una donna;
- più dell'80% dei femminicidi è commesso dal partner, dall'ex partner o da un familiare, quindi da persone che hanno uno stretto contatto con la donna;
-il 74% delle violenze di genere è commesso da italiani.
Nel primo semestre del 2020 i femminicidi sono saliti a 59, rispetto ai 56 dell'anno precedente nello stesso periodo.
Anche nella giornata di oggi, nella giornata contro la violenza sulle donne, ne sono state uccise due.

(Fonte foto Google)


La violenza che le donne subiscono ogni giorno è sia fisica che psicologica, non si manifesta solo con lo stupro, ma anche con le percosse, le parole violente, le mani addosso, il revenge porn, lo stalking: è tutto un insieme di fatti e atti perpetrati dall'uomo nei confronti della donna.
Purtroppo molte di loro non riescono ad uscirne, per paura di denunciare, di non riuscire ad uscirne davvero, per paura che poi lui prima o poi possa trovarle. Spesso non riescono perché la giustizia arriva in ritardo e la violenza portata avanti per anni sfocia nell'ultimo atto ignobile: l'omicidio, anzi femminicidio.
Per fortuna tante altre, moltissime, trovano il coraggio di denunciare, di lottare per la loro libertà. Vengono indirizzate in centri che si occupano di questo tipo di reati, alcune vengono accolte nella case sicure, luoghi segreti in cui le donne che vittime di violenza possono trovare rifugio, e vengono seguite da personale abilitato e preparato sia in ambito psicologico che legale.

(Fonte foto Google)

La nostra è ancora una società molto maschilista, atteggiamenti e parole sono rivolte alle donne da parte degli uomini, ma spesso anche dalle donne stesse. Quante volte ci siamo sentite dire: "dove vai vestita così, sembri una ...", "quel vestito è troppo corto", "quella maglietta è troppo scollata", "non vestirti da uomo", "non vestirti da donna", "sei troppo provocante", "sei frigida", "se l'è cercata"....
Potrei continuare all'infinito, l'elenco è lunghissimo, frasi e parole che ci vengono dette per sminuire e sotterrare ciò che siamo: Donne! Chi le usa tiene ancora un atteggiamento di superiorità e di possesso nei confronti del genere femminile, ha un'idea della donna legata agli anni 50/60, io direi anche al Medioevo, ritiene che ci dovremmo occupare "solo delle nostre cose", non ha un'idea di parità ed eguaglianza di genere.
Gli uomini possessivi e violenti, fisicamente e psicologicamente, fanno male, tappano le ali della libertà, obbligano a non essere noi stesse. Il loro non è amore, è possesso. L'amore non è avere, o voler avere, il controllo assoluto sull'altra persona, l'amore non provoca lividi sulla pelle, non porta alla paura, non ti fa sentire sempre in difetto e inadeguata. L'amore porta gioia, felicità e soprattutto ama la libertà e la rispetta.


(Fonte foto Google)


Se vogliamo davvero migliorare la società, dare una svolta a tutto ciò, quello che dobbiamo fare è cambiare la nostra mentalità, cambiare il nostro modo di vedere le cose. Puntiamo all'uguaglianza di genere e alla parità. 
Educhiamo la società e i nostri figli a questo. 


(Fonte foto Google)


N.B. Per chi avesse bisogno di un aiuto lascio di seguito il numero da chiamare, chi vi risponderà vi aiuterà ad affrontare la situazione, vi sosterrà e vi darà tutte le indicazioni necessarie anche rispondendo a tutte le vostre domande.

Chiama il 1522.

02 giugno 2017

2 Giugno 1946: nasce la Repubblica italiana



Ciao a tutti, in occasione delle celebrazioni per la nascita della Repubblica italiana, ho pensato di scrivere un post che ripercorresse la storia di questa festa.

A un anno dalla fine della seconda guerra mondiale, dopo la caduta del fascismo, fu indetto un referendum istituzionale nei giorni del 2 e 3 Giugno 1946, con cui gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere tra monarchia e repubblica: dovevano scegliere la forma di Stato da dare al Paese.
In Italia questo referendum fu la prima votazione a suffragio universale e il risultato della consultazione popolare, che venne ratificato il 18 Giugno 1946, trasformò il Paese in Repubblica. Il re d'Italia Umberto II di Savoia, per evitare che gli scontri tra monarchici e repubblicani si potessero estendere in tutta la penisola, il 13 Giugno decise di lasciare l'Italia e andare in esilio in Portogallo e dal 1° Gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, fu proibito l'ingresso nel paese ai discendenti maschi di casa Savoia (disposizione abrogata nel 2002).


La prima celebrazione della festa della Repubblica si tenne il 2 Giugno 1948 in via dei Fori Imperiali a Roma e il cerimoniale dell'epoca prevedeva la passata in rassegna delle forze armate in onore della Repubblica da parte del Presidente della Repubblica Italiana. La manifestazione si tenne a piazza Venezia, davanti l'Altare della Patria e, dopo la deposizione della corona di alloro al Milite Ignoto da parte parte del Presidente Luigi Enauidi, gli stendardi delle forze armate abbandonarono la formazione, percorsero la scalinata del monumento e resero omaggio al Presidente con un inchino.

Con l'ingresso nella NATO nel 1949, si svolsero dieci celebrazioni in contemporanea in tutta Italia e in quell'occasione fu inaugurato, in memoria di Giuseppe Mazzini, un monumento celebrativo dove si svolse la manifestazione della Festa della Repubblica.


Nel 1961 la celebrazione da Roma venne spostata a Torino, che fu la prima capitale dell'Italia unita (dal 1861 al 1865), in quanto quell'anno si celebrava anche il centenario dell'Unità d'Italia.
Nel 1963 la manifestazione venne spostata al 4 Novembre per via delle condizioni di salute di papa Giovanni XXIII.
Nel 1965 alla celebrazione di Roma parteciparono anche gli stendardi delle unità militari soppresse che presero parte alla prima guerra mondiale, perché si commemoravano i cinquant'anni dall'entrata in guerra del'Italia nel primo conflitto mondiale.


Negli anni 70, a causa della crisi economica che attanagliava il Paese, per contenere i costi statali e sociali, la Festa della Repubblica fu spostata (con la L. n°54 del 5 Marzo 1977) alla prima domenica di Giugno, che portò, quindi, alla soppressione del giorno festivo collegato ad essa.
Nel 2001, su iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 2 Giugno ha smesso di essere una festa mobile tornando ad essere ufficialmente un giorno festivo e le celebrazioni vennero ricollocate al tradizionale 2 Giugno.


Il cerimoniale della manifestazione che si svolge a Roma prevede la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria in omaggio al Milite Ignoto da parte del Presidente della Repubblica Italiana, dopodiché segue una parata militare lungo via dei Fori Imperiali, che sfila davanti alle alte cariche dello Stato e dei cittadini.


La nascita della Repubblica è la festa di tutti, è la festa della democrazia...buon 2 Giugno a tutti gli italiani!
















01 maggio 2017

1° Maggio: la festa del lavoro



"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro." 
Art. 1, comma 1,Cost.

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."
Art. 4 Cost.


La nostra Costituzione sancisce come principio fondante della Repubblica il lavoro e riconosce ai cittadini diritti e doveri. Per arrivare all'approvazione di questi due articoli si è passati attraverso un secolo di lotte della classe operaia, che desiderava un trattamento migliore sul lavoro, come segno di rispetto in quanto persone. 



All'inizio la battaglia fu per il diritto all'orario fisso di lavoro di otto ore giornaliere: si lavorava per decine di ore, senza mai una pausa. Le persone venivano stremate e lavoravano in condizioni disumane, finché si arrivò alla promulgazione di una legge nell'Illinois nel 1867, che poi venne introdotta anche in Europa con legislazioni simili (in Italia si ebbe con il RDL n. 692/1923).
L'origine della festa risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 Settembre 1882 dai Knights of Labor (associazione fondata nel 1869). Due anni dopo in un'altra manifestazione simile i membri dell'associazione approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. A far cadere la scelta sul 1° Maggio furono alcuni gravi incidenti avvenuti nei primi giorni di questo mese del 1886 a Chicago: i lavoratori in sciopero si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole e la polizia, che era lì per reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone altri. Per protestare a questa brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione che si tenne a Haymarket Square (la piazza in cui si teneva spesso il mercato delle macchine agricole). Il culmine di questi eventi si ebbe il 4 Maggio quando fu lanciata una bomba che provocò la morte di alcuni poliziotti e altri rimasero feriti e a quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Non si conosce il numero preciso delle vittime e nel 1887  gli anarchici furono emesse le sentenze di condanna: alcuni vennero condannati a morte e altri all'ergastolo.


Il presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del 1° Maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questi episodi, ma temendo che questa commemorazione potesse risultare troppo a favore del socialismo, spostò l'oggetto della festa sull'antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. 
Qualche giorno dopo la morte i manifestanti di Chicago, altri lavoratori organizzarono una manifestazione in segno di lutto per provare che le idee socialiste non erano morte. 
Appena si diffuse la notizia dell'assassinio degli esponenti anarchici di Chicago, nel 1888 il popolo di Livorno si rivoltò prima contro le navi statunitensi, che si trovavano al porto, e poi contro la Questura, dove pensavano si trovasse il console americano.

In Canada fu adottata la data del 1° Maggio nel 1894 anche se qui la festa del lavoro si riferisce a marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872.

In Europa questa festività fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale a Parigi nel 1889 e in Italia venne ratificata due anni dopo. 
Durante la dittatura fascista la celebrazione fu spostata al 21 Aprile, in occasione del Natale di Roma e poi fu riportata al 1° Maggio alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. 
Nel 1947 a Palermo la festa fu sconvolta da un evento: alcune fonti raccontano che la banda di Salvatore Giuliano sparò sul corteo composto da 2000 lavoratori, uccidendone alcune e ferendo altri. Altre fonti sostengono che questa sparatoria fu organizzata dai servizi segreti per screditare Salvatore Giuliano e la sua banda agli occhi dei cittadini.
Il 1° Maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore perché potesse essere condivisa anche dai lavoratori cattolici.


Dal 1990 i sindacati confederali CGL, CISL e UIL organizzano un grande concerto per celebrare il 1° Maggio in collaborazione con il Comune di Roma. Purtroopo con il passare del tempo questo concerto è stato sempre più trascurato dai sindacati e oggi viene ancora organizzato con grande partecipazione da Lotta Comunista: il partito politico extraparlamentare che celebra il Primo Maggio Internazionalista con varie manifestazioni di piazza e con iniziative pubbliche nelle città italiane in cui è presente come formazione politica. 


Oggi purtroppo si sono un po' persi questi valori, non solo da parte della classe politica, ma soprattutto da parte dei lavoratori: oggi tutto è scontato.
Quello per cui si è tanto lottato in passato oggi non vale più nulla, si è e si sta tornando indietro su tante cose, ma siamo noi che lo vogliamo e non ce ne rendiamo conto: quando ci lamentiamo di chi ha la 104, quando ci lamentiamo dei negozi chiusi nei weekend o durante le feste e pretendiamo che siano aperti, quando ci lamentiamo di chi prende le ore di permesso, di malattia, i congedi, sotto tutte lamentele che poi ricadono su noi stessi, perché tutto può essere utile a tutti.
Io sono sincera, non vado a fare la spesa o ha fare shopping la domenica, i festivi e la notte (perché ci sono supermercati di alcune catene che ora sono aperti 24h su 24), mi rifiuto in quanto è festa o notte per tutti non solo per me.
Non mi lamento di chi per esigenze familiari deve chiedere la 104 perché non vorrei mai trovarmi nella sua situazione.
Oggi è diventato un privilegio anche stare male, avere le ferie, le ore di permesso se succede un imprevisto...stiamo mandando all'aria tutto ciò per cui i nostri antenati hanno lottato.
Me la prendo anche con chi fa il furbo, perché pensa di essere migliore degli altri e invece deve capire che è anche grazie a lui se ora ci ritroviamo così: anche grazie al loro modo di fare che ci stanno togliendo tutto in primis il famoso art. 18!!!


Non dimentichiamo i problemi legati al precariato, ai vari tipi di contratto, al lavoro in nero, alle persone in cassa integrazione, a chi ha 40/50 anni e non trova lavoro perché troppo "vecchio" o a chi ha 20/30 e non viene assunto in quanto non ha esperienza (capita di trovare annunci di lavoro con un'età compresa in questa fascia di età e che richiedono molti anni di esperienza). Bisogna tornare  pensare che ci si può reinventare, che si possono imparare cose nuove, ma soprattutto lo deve capire chi offre lavoro e che se si è volenterosi è indipendente dall'età. Oltretutto io penso che il giovane debba imparare da chi ha più esperienza, perché quando si esce da un percorso di studio non si hanno le stesse competenze.


Buona festa dei lavoratori a tutti,  continuiamo a lottare per mantenere i nostri diritti e per riprenderci ciò che ci hanno tolto, non facciamoci la guerra tra di noi, che è solo una guerra tra poveri che non porta a nulla e teniamo anche presenti i nostri doveri di lavoratori.

Buon 1° Maggio!!!










24 aprile 2017

25 Aprile 1945: il giorno della liberazione


"Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire."


Queste sono le parole con cui Sandro Pertini proclamò lo sciopero generale a Milano il 25 Aprile 1945. Quel giorno il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, dichiarò l'insurrezione in tutti i territori occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive ne2l Nord Italia, facenti parte del Corpo Volontari della Libertà, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa nei giorni precedenti all'arrivo delle truppe alleate. Il CLNAI emanò anche dei decreti legislativi, assumendo il potere "in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo italiano", stabilendo anche la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.
La parola d'ordine intimata dai partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi fu: "Arrendersi o perire!" ed entro il 1° Maggio tutta l'Italia settentrionale fu liberata:
  • Bologna 21 Aprile;
  • Genova 23 Aprile;
  • Venezia 28 Aprile.
La guerra sul nostro territorio finì solo il 3 Maggio, quando si ebbe la resa definitiva delle forze nazifasciste all'esercito alleato durante la resa di Caserta firmata il 29 Aprile 1945.



La liberazione mise fine a vent'anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra: la data del 25 Aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l'avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 Giugno 1946 per la scelta tra Monarchia e Repubblica (dove per la prima volta votarono anche le donne), poi alla nascita della Repubblica italiana e infine alla stesura definitiva della nostra Costituzione.


Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il principe Umberto II, luogotenente del Regno d'Italia, il 22 Aprile 1946 emanò un decreto legislativo nel quale proclamava il 25 Aprile 1946 festa nazionale per l'anniversario della liberazione del territorio italiano e, siccome da quella volta venne celebrata anche negli anni successivi, il 27 maggio 1949, con la legge 290, fu istituzionalizzata stabilmente come festa nazionale.

Da oltre settant'anni in tutte le città d'Italia vengono organizzate celebrazioni in memoria della Liberazione, della Resistenza perpetrata da uomini e donne che credevano negli ideali di democrazia, uguaglianza e libertà e grazie a quelle persone possiamo godere di diritti (e di doveri) e vivere in Paese libero e democratico. Ma è anche vero che oggigiorno ci siamo dimenticati di tutto quello che i nostri avi hanno dovuto subire prima di ribellarsi al regime fascista e pensiamo che tutto ci è dovuto solo perché "ce li siamo ritrovati senza lottare". Crediamo che tutto sia inutile, non apprezziamo più quello che è stato conquistato con la Resistenza di persone che ci credevano e ci credevano nonostante il periodo buio, nonostante la dittatura, nonostante le leggi razziali, nonostante la guerra. Perché il segreto è credere e continuare a lottare ogni giorno, anche nel nostro piccolo, per ciò che riteniamo giusto e per quello che ci rende liberi e uguali.
Avere memoria di questi fatti è il miglior modo per non ripetere gli stessi errori del passato e per tenere bene a mente che nulla ti viene regalato, tutto va conquistato, anche quando gli obbiettivi sono stati raggiunti: proteggiamo la nostra libertà e la nostra democrazia!



Buon 25 Aprile a tutti gli italiani!













27 marzo 2017

Bullismo e cyberbullismo



Oggigiorno si sente parlare spesso di bullismo e cyberbullismo: se ne parla sui giornali, in televisione, sul web, questo perché ultimamente le notizie riportano di suicidi o tentativi di suicidi da parte di ragazzi e ragazze (e non solo) vittime di questi atti di violenza fisica o pscichica (o entrambi) da parte di coetanei. Questi eventi hanno avuto una grande risonanza, che hanno scosso le coscienze e fanno riflettere.
Il bullismo ("Comportamento da bullo da parte di un individuo o di un gruppo sociale" come cita il vocabolario) è un fenomeno che è sempre esistito, la maggior parte di noi, quando era bambino o adolescente ha subito atti di bullismo: chi più, chi meno e chi per un motivo o chi per un altro.




Anche io da piccola ho subito atti di bullismo, che nel tempo mi hanno lasciato alcuni segni a livello di autostima e di fiducia in me stessa. Sono sempre stata la più alta della classe, sempre formosa, quella che vedeva le cose a modo suo, insomma sono sempre andata contro corrente, come i salmoni, e questo ha dato adito agli altri di prendermi in giro. Quando andavo alle elementari rispondevo senza problemi, se volevo rispondere, ma il periodo più difficile è stato alle medie: non rispondevo, non mi ribellavo a chi me ne diceva di tutti i colori e forse questo è dipeso dal fatto che più ti senti dire cose poco carine, più pensi sia vero e più ti senti in difetto, arrivi a credere che quella sbagliata sei tu e non gli altri che ti prendono in giro. Solo con il tempo, facendo un lungo lavoro su me stessa, ho ricominciato a reagire a queste ingiustizie, anche se, come ho detto prima, porto ancora i segni perché nonostante il lungo lavoro e i grandi miglioramenti che ho fatto, in certe situazioni ho poca fiducia in me. Mi ha aiutata tantissimo il teatro e la danza, con i quali sono riuscita a superare la mia timidezza e a prendere confidenza e a conoscere il mio corpo; grazie a questi hobbies ho imparato ad affrontare i miei limiti e ad accettarmi per quella che sono: alta, formosa, con un carattere particolare. Devo dire che oggi le frasi o le parole usate sono molto più pesanti di quelle che dicevano a me, il vocabolario delle parole scortesi è aumentato e anche i modi con cui vengo dette.





Certo 15 anni fa non esistevano i social network e quindi le prese in giro, le frasi brutte, rimanevano tra le mura scolastiche, ora invece vengono diffuse sul web tramite questi strumenti, che dovrebbero mettere in comunicazione le persone, aiutarle a tenersi in contatto e non essere utilizzati per umiliare gli altri.



Sempre più diffuso, infatti, è il cyberbullismo ("Atto aggressivo, prevaricante o molesto compiuto tramite strumenti telematici"), un fenomeno che ha preso piede non  solo tra i ragazzi, ma anche tra gli adulti. Oggi non ci si ferma più solo alla battuta detta in classe o tra amici circondati da quattro mura, ma ci si spinge oltre, ci si spinge ad umiliare l'altro sul web, alla mercé di tutti. 
Grazie a questi atti aggressivi ci ritroviamo le pagine di cronaca nera piena di azioni estreme compiute da ragazzi o persone che subiscono ogni giorno questo tipo di violenza.
Credo che la cosa migliore sia quella di seguire i ragazzi sin da quando sono piccoli per cercare di evitare che diventino vittime o carnefice di questo fenomeno. Si deve insegnare loro a reagire nel giusto modo quando si subisce un sopruso, perché nella vita troveremo sempre qualcuno che proverà ad umiliarci e la vita stessa ci mette alla prova, e bisogna insegnare loro a rispettare gli altri e non agire da bullo, in quanto non si è superiori o ci si guadagna qualcosa facendo i gradassi.




Anche nel  mondo degli adulti ha preso piede l'utilizzo del web per mettere in ridicolo qualcuno, soprattutto negli ultimi tempi sono stati resi noti casi di pubblicazione di video di donne in atteggiamenti intimi con un uomo (che fosse anche l'incontro di una notte non importa). Queste donne sono state poi denigrate su internet, tramite i social network, e messe alle mercé di tutti.
Quello che voglio sottolineare è che il fatto di essere consenzienti a registrare il video, nessuno, e ripeto NESSUNO, ha il diritto di divulgarlo! Quei video fanno parte della sfera privata e tali devono rimanere, tra l'altro oggi questo è un reato specifico: il revenge porn.
Inoltre, spesso chi da adulto si comporta da bullo o lo è stato anche da bambino/adolescente oppure da piccolo ha subito atti di bullismo e nell'età adulta, invece di reagire nel giusto modo, fa subire agli altri quello che ha subito lui.
I ragazzi vanno seguiti sin da subito, cerchiamo di far diminuire questi tipi di atti, reagiamo nel modo giusto!





Vorrei sapere cosa pensate in merito a questo argomento, vi auguro un buon lunedì.

Ludovica


25 marzo 2017

27 Marzo 1957 - 27 Marzo 2017

Oggi voglio raccontarvi una storia, che ebbe inizio più di 60 anni fa, quando un gruppo di persone, durante la seconda guerra mondiale, pensarono che poteva esistere un'Europa senza più conflitti e dove persone e beni e servizi potessero circolare liberamente. Si desiderava un'Europa in pace, dove tutti gli Stati vivessero in armonia tra loro e che risolvessero i loro diverbi in modo democratico.

Uno dei primi che ebbe quest'idea fu Altiero Spinelli, il quale, durante gli anni di confino a Ventotene, scrisse nel 1941 insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni il "Manifesto di un'Europa libera e unita" (più conosciuto come il "Manifesto di Ventotene"). Di questo manifesto non ne resta nessuna traccia scritta, ma circolano molte leggende su come potrebbe essere uscito da Ventotene e aver raggiunto la penisola. L'ipotesi più accreditata è quella che vede l'aiuto della moglie di Eugenio Colorni, la quale, non essendo rinchiusa nei confini dell'isoletta, poteva andare e venire dalla terra ferma e tenere, quindi, costanti rapporti con il marito. Si ritiene che lei abbia trasportato gli scritti (fatti sulle cartine delle sigarette per mancanza di carta) nel ventre del pollo arrosto per evitare controlli da parte della polizia.



Dal quel lontano 1941 bisognerà attendere altri 10 anni prima che sei Paesi (Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo  e Belgio) firmino il primo trattato che diede vita alla CECA (Comunità economica del carbone e dell'acciaio) e dopo 6 anni giungeranno alla firma del trattato di Roma che istituisce la CEE (Comunità economica europea). Nasce così il mercato comune, con il quale beni e servizi e persone possono circolare liberamente attraverso le frontiere (questa è solo un'idea che verrà sviluppata negli anni seguenti fino agli accordi di Schengen).
E' grazie a questo che oggi possiamo viaggiare in Europa senza bisogno del passaporto e che possiamo trovare sul nostro territorio merci che vengono da oltreconfine. Spesso si sente parlare di uscire da questa realtà, di lasciarla e di pensare alla nostra sovranità, ma davvero possiamo pensare che possiamo essere più forti di come siamo ora: uniti con gli altri Paesi sotto un'unica bandiera? Io credo di no, perché mai come negli ultimi 70 anni l'Europa ha vissuto un periodo così lungo senza conflitti bellici. Dobbiamo tener presente questo fattore così importante, nella storia non è mai successo. C'è anche da sottolineare che grazie alla creazione di questa entità sono stati riconosciuti molti diritti e sono stati creati molti incentivi economici agli imprenditori e ai commercianti. Grazie all'Europa anche da noi la normativa ha potuto evolversi e migliorarsi (esempio recente sono le unioni civili [anche se noi siamo sempre indietro rispetto agli altri Paesi], ma potrei citarne altri come l'aborto, il divorzio ecc.).

La formazione dell'Europa è stato un processo lungo e faticoso, composta da tante tappe che hanno portato alla conformazione attuale. Nel tempo molti Paesi aderiscono all'UE (attualmente 27 escluso il Regno Unito che ha votato per uscire lo scorso Giugno 2016) e vengono firmati molti accordi. Quelli più importanti sono stati: il trattato di Maastricht nel 1993 (istituisce l'Unione Europea), il trattato di Amsterdam del 1999 (in materia di ambiente, sicurezza e difesa), quelli dei primi anni 2000 con cui si istituisce la moneta unica (a cui non tutti gli Stati membri aderiranno) e il trattato di Nizza ("Carta fondamentale dei diritti dell'uomo e del cittadino", una sorta di Costituzione europea) e poi il trattato di Lisbona del 2009 con cui l'Europa si dota di metodi di lavoro più efficienti ed istituzioni moderne.

Credo fortemente che bisognerebbe guardare più spesso ai lati positivi per cercare di migliorare quelli negativi, perché nulla è perfetto e sicuramente anche questa entità va migliorata, ma mai denigrata! Teniamo ben presente quali sono stati gli ideali dei padri fondatori dell'Europa, facciamoli nostri e usiamoli per migliorare questa bellissima realtà e sfruttiamoli al meglio per diventare veri europei, con gli stessi diritti e doveri.

"L'unione fa la forza!" (detto popolare)