02 giugno 2017

2 Giugno 1946: nasce la Repubblica italiana



Ciao a tutti, in occasione delle celebrazioni per la nascita della Repubblica italiana, ho pensato di scrivere un post che ripercorresse la storia di questa festa.

A un anno dalla fine della seconda guerra mondiale, dopo la caduta del fascismo, fu indetto un referendum istituzionale nei giorni del 2 e 3 Giugno 1946, con cui gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere tra monarchia e repubblica: dovevano scegliere la forma di Stato da dare al Paese.
In Italia questo referendum fu la prima votazione a suffragio universale e il risultato della consultazione popolare, che venne ratificato il 18 Giugno 1946, trasformò il Paese in Repubblica. Il re d'Italia Umberto II di Savoia, per evitare che gli scontri tra monarchici e repubblicani si potessero estendere in tutta la penisola, il 13 Giugno decise di lasciare l'Italia e andare in esilio in Portogallo e dal 1° Gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, fu proibito l'ingresso nel paese ai discendenti maschi di casa Savoia (disposizione abrogata nel 2002).


La prima celebrazione della festa della Repubblica si tenne il 2 Giugno 1948 in via dei Fori Imperiali a Roma e il cerimoniale dell'epoca prevedeva la passata in rassegna delle forze armate in onore della Repubblica da parte del Presidente della Repubblica Italiana. La manifestazione si tenne a piazza Venezia, davanti l'Altare della Patria e, dopo la deposizione della corona di alloro al Milite Ignoto da parte parte del Presidente Luigi Enauidi, gli stendardi delle forze armate abbandonarono la formazione, percorsero la scalinata del monumento e resero omaggio al Presidente con un inchino.

Con l'ingresso nella NATO nel 1949, si svolsero dieci celebrazioni in contemporanea in tutta Italia e in quell'occasione fu inaugurato, in memoria di Giuseppe Mazzini, un monumento celebrativo dove si svolse la manifestazione della Festa della Repubblica.


Nel 1961 la celebrazione da Roma venne spostata a Torino, che fu la prima capitale dell'Italia unita (dal 1861 al 1865), in quanto quell'anno si celebrava anche il centenario dell'Unità d'Italia.
Nel 1963 la manifestazione venne spostata al 4 Novembre per via delle condizioni di salute di papa Giovanni XXIII.
Nel 1965 alla celebrazione di Roma parteciparono anche gli stendardi delle unità militari soppresse che presero parte alla prima guerra mondiale, perché si commemoravano i cinquant'anni dall'entrata in guerra del'Italia nel primo conflitto mondiale.


Negli anni 70, a causa della crisi economica che attanagliava il Paese, per contenere i costi statali e sociali, la Festa della Repubblica fu spostata (con la L. n°54 del 5 Marzo 1977) alla prima domenica di Giugno, che portò, quindi, alla soppressione del giorno festivo collegato ad essa.
Nel 2001, su iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 2 Giugno ha smesso di essere una festa mobile tornando ad essere ufficialmente un giorno festivo e le celebrazioni vennero ricollocate al tradizionale 2 Giugno.


Il cerimoniale della manifestazione che si svolge a Roma prevede la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria in omaggio al Milite Ignoto da parte del Presidente della Repubblica Italiana, dopodiché segue una parata militare lungo via dei Fori Imperiali, che sfila davanti alle alte cariche dello Stato e dei cittadini.


La nascita della Repubblica è la festa di tutti, è la festa della democrazia...buon 2 Giugno a tutti gli italiani!
















25 maggio 2017

"Di padre in figlia": l'evoluzione dell'emancipazione femminile


Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi di una miniserie televisiva, andata in onda su RAI Uno tra fine Aprile e inizi Maggio, che racconta di come è cambiata la figura della donna dagli anni 60 agli anni 80. Nel cast troviamo: Alessio Boni (Giovanni Franza), Cristiana Capotondi (Maria Teresa Franza), Stefania Rocca (Franca Sanza), Matilde Gioli (Elena Franza), Roberto Gudese (Antonio Franza), Demetra Bellina (Sofia Franza), Denis Fasolo (Enrico Sartori), Alessandro Roja (Riccardo Sartori), Domenico Diele (Filippo Biasolin), Corrado Fortuna (Giuseppe Nunzio), Francesca Cavallin (Giuseppina "Pina" Zanchetti).

I protagonisti della serie sono la famiglia veneta Franza, proprietaria di una distilleria a Bassano del Grappa. La gestione è nella mani del fondatore e patriarca Giovanni Franza e del suo socio e amico Enrico Sartori. Giovanni è un donnaiolo, sposato con Franca, originaria del Brasile e dove i due si sono conosciuti e da dove sono scappati. I due coniugi hanno due figlie femmine, Maria Teresa ed Elena, ma Giovanni attende con ansia il figlio maschio. Quando nascono i due gemelli, Sofia e Antonio, Giovanni è al settimo, in quanto può lasciare la distilleria al suo unico maschio e inoltre è assicurata la discendenza del nome Franza. La figlia maggiore, però, si sente trascurata dal padre, lei cerca sempre di attirare la sua attenzione, cerca di renderlo orgoglioso di lei, ma il padre rivolge le sue attenzioni solo agli altri figli, soprattutto ad Antonio. Maria Teresa è, infatti, la ribelle di casa e dopo la maturità decide di andare a studiare Chimica a Padova.


Il tema principale e portante è l'emancipazione femminile, il cambiamento della figura della donna e le mille battaglie affrontate dalle donne in quegli anni, come il divorzio e l'aborto, con numerose manifestazioni.
In questa storia non si intrecciano solo le storie d'amore, ma soprattutto le storie delle donne che cambiano il modo di rapportarsi con l'esterno, con gli uomini e con il mondo del lavoro.
Fa riflettere davvero su come 60 anni fa veniva vista la donna: madre, cuoca, casalinga. Se le donne volevano lavorare dovevano aspirare solo a determinati tipi di mestieri, come la maestra. Infatti quando Maria Teresa comunica al padre di voler andare a studiare Chimica a Padova, egli si infuria moltissimo, perché non riesce a capire e non concepisce questo desiderio della figlia, lo ritiene inadeguato per un donna.


Ci sono tante situazioni che mettono in evidenza il modo di pensare dell'epoca: bigotto e chiuso, come quando la secondogenita Elena rimane incinta prima del matrimonio e il padre la obbliga a sposarsi per riparare al guaio commesso.


Questa è una serie che dovremmo vedere tutti per renderci conto di come tante cose, fortunatamente, sono cambiate, ma quante ancora devono cambiare, perché ancorate al passato e ad una visione mal sana della figura della donna.






11 maggio 2017

La Festa della Mamma: tra religione, fini commerciali e sentimento sociale



Ciao a tutti, tra tre giorni sarà la festa della festa della mamma, ma da dove nasce questa festività? 
Essa può essere paragonata ad alcune antiche celebrazione, ma non hanno nulla a che vedere con la concezione moderna della festa.

In Italia per la prima volta fu celebrata il 24 dicembre 1933, denominata "Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo", in cui vennero premiate le madri più prolifiche d'Italia. 

Nell'accezione moderna, questa festa è nata a metà degli anni cinquanta per due diversi motivi: 
  • uno commerciale: nel 1956, quando Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, in collaborazione con presidente dell'Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera - Vallecroscia Giacomo Pallanca, prese l'iniziativa di celebrare la festa della mamma al teatro Zeni, poi spostata al Palazzo del Parco.
  • uno religioso: il 12 Maggio 1957 don Otello Migliosi, parroco di Tordibetto di Assisi, ebbe l'idea di celebrare la figura della mamma non nella sua veste sociale o biologica, ma nel suo valore religioso, cristiano e interconfessionale, come punto di incontro e di dialogo tra le varie culture. Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la festa con manifestazioni di carattere religioso e culturale.
In seguito nel 1958 Raul Zaccari presentò al Senato un disegno di legge che puntava ad ottenere l'istituzione della festa della mamma. Questa iniziativa portò ad un dibattito in Senato, che si prolungò fino all'anno successivo, in quanto alcuni senatori ritenevano inopportuno che sentimenti così intimi fossero oggetto di una norma di legge. Nonostante la discussione, la festa prese piede in tutto il Paese e fu stabilita la data dell'8 Maggio, che rimase immutata dal 1959 al 2000 quando fu spostata alla seconda domenica del mese di Maggio sia per essere equiparata al giorno scelto dagli Stati Uniti sia per ragioni economiche e commerciali. Nella memoria collettiva sociale, però, si festeggia ancora l'8 Maggio in cui i bambini portano dei doni alle loro mamma: disegni o lavoretti fatti a scuola.

In Europa la festa introdotta tra il 1915 e il 1925 in paesi come Svizzera, Germania, Finlandia, Svezia e Norvegia e molti altri.

Negli USA, invece, nel maggio 1870 un'attivista pacifista e abolizionista Julia Ward Howe propose l'istituzione della "Giornata della madre per la pace" come momento di riflessione contro la guerra, ma l'iniziativa non ebbe successo. Fu Anna Jarvis a celebrare per la prima volta questa giornata nel 1908, sotto forma di memoriale in onere di sua madre, attivista a favore della pace. La sua manifestazione si diffuse e divenne così popolare che fu ufficializzata dal presidente Woodrow Wilson nel 1914, quando il Congresso deliberò di festeggiarla la seconda domenica di Maggio, come espressione di amore e gratitudine verso le mamme. 

Con il passare del tempo, però, questa festività ha assunto sempre più i caratteri di una festa per soli fini commerciali.



Auguri a tutte le mamme del mondo!










01 maggio 2017

1° Maggio: la festa del lavoro



"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro." 
Art. 1, comma 1,Cost.

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."
Art. 4 Cost.


La nostra Costituzione sancisce come principio fondante della Repubblica il lavoro e riconosce ai cittadini diritti e doveri. Per arrivare all'approvazione di questi due articoli si è passati attraverso un secolo di lotte della classe operaia, che desiderava un trattamento migliore sul lavoro, come segno di rispetto in quanto persone. 



All'inizio la battaglia fu per il diritto all'orario fisso di lavoro di otto ore giornaliere: si lavorava per decine di ore, senza mai una pausa. Le persone venivano stremate e lavoravano in condizioni disumane, finché si arrivò alla promulgazione di una legge nell'Illinois nel 1867, che poi venne introdotta anche in Europa con legislazioni simili (in Italia si ebbe con il RDL n. 692/1923).
L'origine della festa risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 Settembre 1882 dai Knights of Labor (associazione fondata nel 1869). Due anni dopo in un'altra manifestazione simile i membri dell'associazione approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. A far cadere la scelta sul 1° Maggio furono alcuni gravi incidenti avvenuti nei primi giorni di questo mese del 1886 a Chicago: i lavoratori in sciopero si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole e la polizia, che era lì per reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone altri. Per protestare a questa brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione che si tenne a Haymarket Square (la piazza in cui si teneva spesso il mercato delle macchine agricole). Il culmine di questi eventi si ebbe il 4 Maggio quando fu lanciata una bomba che provocò la morte di alcuni poliziotti e altri rimasero feriti e a quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Non si conosce il numero preciso delle vittime e nel 1887  gli anarchici furono emesse le sentenze di condanna: alcuni vennero condannati a morte e altri all'ergastolo.


Il presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del 1° Maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questi episodi, ma temendo che questa commemorazione potesse risultare troppo a favore del socialismo, spostò l'oggetto della festa sull'antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. 
Qualche giorno dopo la morte i manifestanti di Chicago, altri lavoratori organizzarono una manifestazione in segno di lutto per provare che le idee socialiste non erano morte. 
Appena si diffuse la notizia dell'assassinio degli esponenti anarchici di Chicago, nel 1888 il popolo di Livorno si rivoltò prima contro le navi statunitensi, che si trovavano al porto, e poi contro la Questura, dove pensavano si trovasse il console americano.

In Canada fu adottata la data del 1° Maggio nel 1894 anche se qui la festa del lavoro si riferisce a marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872.

In Europa questa festività fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale a Parigi nel 1889 e in Italia venne ratificata due anni dopo. 
Durante la dittatura fascista la celebrazione fu spostata al 21 Aprile, in occasione del Natale di Roma e poi fu riportata al 1° Maggio alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. 
Nel 1947 a Palermo la festa fu sconvolta da un evento: alcune fonti raccontano che la banda di Salvatore Giuliano sparò sul corteo composto da 2000 lavoratori, uccidendone alcune e ferendo altri. Altre fonti sostengono che questa sparatoria fu organizzata dai servizi segreti per screditare Salvatore Giuliano e la sua banda agli occhi dei cittadini.
Il 1° Maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore perché potesse essere condivisa anche dai lavoratori cattolici.


Dal 1990 i sindacati confederali CGL, CISL e UIL organizzano un grande concerto per celebrare il 1° Maggio in collaborazione con il Comune di Roma. Purtroopo con il passare del tempo questo concerto è stato sempre più trascurato dai sindacati e oggi viene ancora organizzato con grande partecipazione da Lotta Comunista: il partito politico extraparlamentare che celebra il Primo Maggio Internazionalista con varie manifestazioni di piazza e con iniziative pubbliche nelle città italiane in cui è presente come formazione politica. 


Oggi purtroppo si sono un po' persi questi valori, non solo da parte della classe politica, ma soprattutto da parte dei lavoratori: oggi tutto è scontato.
Quello per cui si è tanto lottato in passato oggi non vale più nulla, si è e si sta tornando indietro su tante cose, ma siamo noi che lo vogliamo e non ce ne rendiamo conto: quando ci lamentiamo di chi ha la 104, quando ci lamentiamo dei negozi chiusi nei weekend o durante le feste e pretendiamo che siano aperti, quando ci lamentiamo di chi prende le ore di permesso, di malattia, i congedi, sotto tutte lamentele che poi ricadono su noi stessi, perché tutto può essere utile a tutti.
Io sono sincera, non vado a fare la spesa o ha fare shopping la domenica, i festivi e la notte (perché ci sono supermercati di alcune catene che ora sono aperti 24h su 24), mi rifiuto in quanto è festa o notte per tutti non solo per me.
Non mi lamento di chi per esigenze familiari deve chiedere la 104 perché non vorrei mai trovarmi nella sua situazione.
Oggi è diventato un privilegio anche stare male, avere le ferie, le ore di permesso se succede un imprevisto...stiamo mandando all'aria tutto ciò per cui i nostri antenati hanno lottato.
Me la prendo anche con chi fa il furbo, perché pensa di essere migliore degli altri e invece deve capire che è anche grazie a lui se ora ci ritroviamo così: anche grazie al loro modo di fare che ci stanno togliendo tutto in primis il famoso art. 18!!!


Non dimentichiamo i problemi legati al precariato, ai vari tipi di contratto, al lavoro in nero, alle persone in cassa integrazione, a chi ha 40/50 anni e non trova lavoro perché troppo "vecchio" o a chi ha 20/30 e non viene assunto in quanto non ha esperienza (capita di trovare annunci di lavoro con un'età compresa in questa fascia di età e che richiedono molti anni di esperienza). Bisogna tornare  pensare che ci si può reinventare, che si possono imparare cose nuove, ma soprattutto lo deve capire chi offre lavoro e che se si è volenterosi è indipendente dall'età. Oltretutto io penso che il giovane debba imparare da chi ha più esperienza, perché quando si esce da un percorso di studio non si hanno le stesse competenze.


Buona festa dei lavoratori a tutti,  continuiamo a lottare per mantenere i nostri diritti e per riprenderci ciò che ci hanno tolto, non facciamoci la guerra tra di noi, che è solo una guerra tra poveri che non porta a nulla e teniamo anche presenti i nostri doveri di lavoratori.

Buon 1° Maggio!!!










24 aprile 2017

25 Aprile 1945: il giorno della liberazione


"Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire."


Queste sono le parole con cui Sandro Pertini proclamò lo sciopero generale a Milano il 25 Aprile 1945. Quel giorno il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, dichiarò l'insurrezione in tutti i territori occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive ne2l Nord Italia, facenti parte del Corpo Volontari della Libertà, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa nei giorni precedenti all'arrivo delle truppe alleate. Il CLNAI emanò anche dei decreti legislativi, assumendo il potere "in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo italiano", stabilendo anche la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.
La parola d'ordine intimata dai partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi fu: "Arrendersi o perire!" ed entro il 1° Maggio tutta l'Italia settentrionale fu liberata:
  • Bologna 21 Aprile;
  • Genova 23 Aprile;
  • Venezia 28 Aprile.
La guerra sul nostro territorio finì solo il 3 Maggio, quando si ebbe la resa definitiva delle forze nazifasciste all'esercito alleato durante la resa di Caserta firmata il 29 Aprile 1945.



La liberazione mise fine a vent'anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra: la data del 25 Aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l'avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 Giugno 1946 per la scelta tra Monarchia e Repubblica (dove per la prima volta votarono anche le donne), poi alla nascita della Repubblica italiana e infine alla stesura definitiva della nostra Costituzione.


Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il principe Umberto II, luogotenente del Regno d'Italia, il 22 Aprile 1946 emanò un decreto legislativo nel quale proclamava il 25 Aprile 1946 festa nazionale per l'anniversario della liberazione del territorio italiano e, siccome da quella volta venne celebrata anche negli anni successivi, il 27 maggio 1949, con la legge 290, fu istituzionalizzata stabilmente come festa nazionale.

Da oltre settant'anni in tutte le città d'Italia vengono organizzate celebrazioni in memoria della Liberazione, della Resistenza perpetrata da uomini e donne che credevano negli ideali di democrazia, uguaglianza e libertà e grazie a quelle persone possiamo godere di diritti (e di doveri) e vivere in Paese libero e democratico. Ma è anche vero che oggigiorno ci siamo dimenticati di tutto quello che i nostri avi hanno dovuto subire prima di ribellarsi al regime fascista e pensiamo che tutto ci è dovuto solo perché "ce li siamo ritrovati senza lottare". Crediamo che tutto sia inutile, non apprezziamo più quello che è stato conquistato con la Resistenza di persone che ci credevano e ci credevano nonostante il periodo buio, nonostante la dittatura, nonostante le leggi razziali, nonostante la guerra. Perché il segreto è credere e continuare a lottare ogni giorno, anche nel nostro piccolo, per ciò che riteniamo giusto e per quello che ci rende liberi e uguali.
Avere memoria di questi fatti è il miglior modo per non ripetere gli stessi errori del passato e per tenere bene a mente che nulla ti viene regalato, tutto va conquistato, anche quando gli obbiettivi sono stati raggiunti: proteggiamo la nostra libertà e la nostra democrazia!



Buon 25 Aprile a tutti gli italiani!













22 aprile 2017

Natale di Roma: tra storia e mito


Il 21 Aprile ricorre il Natale di Roma (Dies Romana o Romaia) ed è una festività laica legata alla fondazione della città. La leggenda tramandata da Varrone narra che Romolo avrebbe fondato Roma il 21 Aprile 753 a.C. e la fissazione di questa data si deve ai calcoli astrologici di Lucio Taruzio, amico di Varrone, da cui parte poi la cronologia romana definita "Ab urbe condita" ("dalla fondazione della città") che contava gli anni a partire proprio dalla data di fondazione.


Il metodo di calcolo proposto da Varrone prevalse su tutti gli altri e il primo a celebrare l'anniversario della città di Roma fu l'imperatore Claudio nel 47 (ottocento anni dopo la data presunta di fondazione).
Nel 147 Antonio Pio diede vita ad una celebrazione simile e nel 248 Filippo L'Arabo celebrò il primo millennio di Roma insieme ai Ludi Seculares (Giochi Secolari, celebrati ogni cento anni) in quanto la città compiva dieci secoli. Sono anche pervenute alcune monete che celebrano l'evento e su una del pretendente al trono Pacaziano si legge "1001", mettendo in luce come i cittadini dell'Impero romano sapevano di essere all'inizio di un "Saeculum Novum", in una nuova era.


Quando l'Impero divenne cristiano questa immagine millenaria venne usata in un senso più metafisico. Con la diffusione e l'adozione della religione cristiana come religione di Stato, con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le migrazione e le conquiste da parte dei Barbari, scomparvero molti degli usi, costumi, delle tradizioni e delle festività della città di Roma.
Alcune di queste furono riprese dagli umanisti, ma fu solo con l'avvento del Risorgimento che venne ripristinata la tradizionale celebrazione del Natale di Roma. I mazziniani, i garibaldini e alcuni liberali festeggiarono l'evento nella primavera del 1849, quando Roma, dopo aver rovesciato il potere temporale del Papa e divenuta Repubblica libera, lottava per la sopravvivenza. Inoltre, si racconta di un pasto ai Fori con brindisi dei rivoluzionari stessi per festeggiare la fondazione da parte di Romolo e la liberazione dal papato.

Qualche decennio dopo, Benito Mussolini il 3 Aprile 1921, durante un discorso pronunciato a Bologna, proclamò l'anniversario della fondazione di Roma come festa ufficiale del Fascismo e Antonio Gramsci vide questa decisione come il tentativo da parte del regime fascista di naturalizzare il proprio ruolo nella storia italiana attraverso la rivendicazione delle origini romane. I rappresentanti delle due forze politiche (Associazione Nazionale Italiana e Partito Nazionale Fascista), i quali il 16 Marzo 1923 firmarono il documento che sancì la fusione Nazionalfascista, stabilirono di celebrare l'accordo unitario con l'apposizione di un manifesto contenente l'appello dell'Unità nazionale da affiggere in tutte le città italiane nelle serata della vigilia del Natale di Roma: il 20 Aprile. Il 19 Aprile venne approvato dal Consiglio dei ministri un decreto-legge proposto dallo stesso Mussolini che aboliva la festività del 1° Maggio e fissava la festa dei lavoratori al 21 Aprile. Questa fu la prima celebrazione istituita dal governo fascista, che dal 21 Aprile 1924 divenne festa nazionale, chiamata "Natale di Roma - Festa del Lavoro". Tale decreto venne abrogato nel 1945 ripristinando la festa dei lavoratori al 1° Maggio e limitando la festività del Natale di Roma nella sola Capitale.






Tutt'oggi questa ricorrenza viene festeggiata con rappresentazioni in costume, eventi culturali e manifestazioni ludiche.
Oggi sono 2770 anni dalla sua fondazione, sono 2770 anni di storia e sono 2770 anni che questa città incanta...


                                Buon Compleanno Roma!!!















14 aprile 2017

Pasqua cristiana e Pasqua ebraica: similitudini e distanze




Mancano due giorni alla Pasqua e ho pensato di fare un post a livello storico e tradizionale di una festa che storicamente ha segnato l'intera umanità.

La Pasqua nella tradizione cristiana celebra la resurrezione di Gesù, che secondo il racconto dei Vangeli avviene il terzo giorno dopo la sua morte sulla croce.
Essa ha importanti legami e molte differenze con la Pasqua ebraica, chiamata Pesach (passare oltre, tralasciare), la quale celebra la liberazione da parte di Mosè del popolo ebraico dalla schiavitù d'Egitto e racchiude in sé due riti: l'immolazione dell'agnello e il pane azzimo.




Nel racconto della decima piaga si narra che il Signore, vedendo il sangue di agnello sulle porte delle case di Israele, "passò oltre" colpendo, quindi, solo i primogeniti maschi egiziani, compreso il figlio del faraone. Durante la fuga dall'Egitto il popolo ebraico consumò pane azzimo, per questo gli Ebrei che vivono entro i confini di Israele celebrano la Pasqua in sette giorni, durante i quali un ebreo ortodosso deve astenersi dal consumare pane lievitato e sostituirlo con questo tipo di pane, infatti la Pasqua ebraica è detta anche "festa degli azzimi".


                                         


La parola ebraica Pesach deriva proprio da questo racconto e indica la liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto e l'inizio della libertà con Dio verso la Terra Promessa.  Inoltre la tradizione ebraica ortodossa vuole che durante la festa vengano usate stoviglie riservate a questa ricorrenza per preparare e servire i pasti.
La Pasqua ebraica è detta Pasqua di liberazione dalla schiavitù d'Egitto e a questo proposito il pensatore ebraico Filone d'Alessandria scrive che la Pasqua è il ricordo e il ringraziamento a Dio per il passaggio del Mar Rosso, ma che ha anche come significato allegorico la purificazione dell'anima. Il Targum Exodi descrive la notte di Pasqua come il ricordo delle quattro notti iscritte nel libro delle memorie: creazione, sacrificio di Isacco, passaggio del Mar Rosso, venuta del Messia e fine del mondo. Ecco perché la Pasqua ebraica è intesa anche come venuta del Messia.




Con il cristianesimo la Pasqua acquista un nuovo significato: indica il passaggio dalla morte alla vita di Gesù e il passaggio a vita nuova per i cristiani, i quali vengono liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Cristo.
La Pasqua cristiana è chiamata Pasqua di resurrezione in quanto celebra la resurrezione di Gesù e l'avvento del regno di Dio.
Essa racchiude tutto il mistero cristiano:
  • con la passione, Cristo si è immolato per l'uomo, liberandolo dal peccato originale e riscattando la sua natura corrotta;
  • con la resurrezione ha vinto sulla morte, mostrando all'uomo la sua resurrezione nel giorno finale.
Completa la Pasqua l'attesa della seconda venuta del Signore.



Il Cristianesimo riprende molti significati della Pasqua ebraica, apportando però cambiamenti significativi. Le Sacre Scritture hanno avuto un ruolo molto importante per la Pasqua cristiana, infatti, secondo quanto si legge nei Vangeli, Gesù morì sulla croce nel venerdì precedente la festa ebraica, che in quell'anno cadeva di sabato, ed è risorto il giorno successivo.
Evento che venne visto dai primi cristiani come la realizzazione di quanto era stato professato sul Messia: i giudeo-cristiani, anche continuando a festeggiare la Pasqua ebraica, devono spogliarla del significato di attesa del Messia per investirla di uno nuovo: la passione e la resurrezione di Gesù.
Si vuole dare risalto all'adempimento delle Sacre Scritture.


Il rapporto tra la festa ebraica e quella cristiana è rimasto nelle letture liturgiche del Sabato Santo, che sono quella della Pesach, ma la vera Pasqua cristiana è il giorno successivo in cui gli Ebrei celebrano l'offerta del primo covone d'orzo e i cristiani la resurrezione di Gesù e il fatto che Gesù sia risorto nel primo giorno della settimana ebraica ha un doppio significato: Dio in questo giorno aveva creato l'universo e nello steso giorno aveva avuto inizio una nuova creazione.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             
Alla Pasqua settimanale della domenica si aggiunge anche quella annuale, celebrata dai discepoli con la consapevolezza di aver istituito una nuova festa ricca di nuovi significati.


Spero che questo post sia stato per voi interessante mettendo in luce i punti di intersezione e non tra le due celebrazioni.

Buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie.

Ludovica