14 febbraio 2022

San Valentino: le origini


Il 14 febbraio di ogni anno si festeggia San Valentino, la festa degli innamorati, ma io preferisco dire la festa dell'amore. E' una festa celebrata soprattutto in Europa, nelle Americhe e in Estremo Oriente, ma quali sono le sue origini? 

Nell'antica Roma, in questo periodo dell'anno, si celebravano i Lupercalia, feste di origine arcaica legate al ciclo di morte e rinascita della natura, alla sovversione delle regole e alla distruzione dell'ordine, così da permettere alla società di purificarsi e rinascere. Erano accompagnate da rituali, maschere, cortei e in queste giornate i servi prendevano il posto dei padroni e i padroni dei servi, così da innescare quel meccanismo di rinascita e molti di questi rituali sono giunti fino ai giorni nostri grazie al Carnevale, influenzato però dalla morale cristiana.


(foto da Google)


Alcune pratiche arcaiche per la fertilità, legate ad una sfera antica e primordiale della sessualità umana, prevedevano che le matrone romane, con la finalità di ricevere una benedizione propiziatoria a riguardo, si offrissero spontaneamente in strada alle frustrate vibrate da gruppi di giovani uomini nudi con fascine di rami strette in spaghi, anche le donne incinte si prestavano volentieri convinte facesse bene al bambino. Questi uomini in quel momento assumevano la concezione ancestrale e divina della sessualità libera impersonata dal dio agreste Fauno Luperco. Nel tardo Impero Romano questi riti vennero definiti deplorevoli e banditi dai papi cristiani e fu proprio papa Gelasio I nel 496 d.C. ad istituire una festività dedicata all'amore romantico e privo di elementi espliciti legati alla sessualità, ma comunque rivolto alla fertilità e finalizzato alla riproduzione e la collegò alla protezione del santo Valentino.


(foto da Google)


C'è da dire, però, che l'origine della figura di San Valentino è controversa e l'associazione con l'amore romantico e gli innamorati molto probabilmente è posteriore. Esiste, inoltre, più di un santo di nome Valentino, tutti martiri e di tutti si hanno poche notizie.
Sembra che uno sia nato a Terni nel 176 d.C., protettore degli innamorati e per questo li guidava verso il matrimonio, li incoraggiava nel formare una famiglia e inoltre viene raccontata dalla letteratura religiosa che fosse il guaritore degli epilettici e difensore delle storie d'amore, soprattutto quando queste erano infelici: si narra abbia messo pace tra due giovani innamorati che stavano litigando con una rosa.


(foto da Google)


Il secondo, invece, sarebbe morto decapitato a Roma il 14 febbraio 274 perché stava celebrando il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano pagano Sabino. Siccome la giovane era molto malata, la cerimonia fu veloce e i due sposi morirono insieme durante la benedizione che Valentino stava facendo loro. Secondo molti sarebbe lo stesso vescovo di Terni, per altri sarebbe un altro martire cristiano e per altri ancora non sarebbe mai esistito.
Inoltre, famosa è la leggenda in cui si narra che il santo avrebbe regalato ad una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il matrimonio, senza la quale non si sarebbe potuto celebrare e di conseguenza la ragazza sarebbe stata esposta alla perdizione, perché priva di mezzi di sostentamento. Questo gesto del Santo ha portato a considerare il vescovo Valentino protettore degli innamorati.


(foto da Amazon)


Sembra però che l'interpretazione del giorno di san Valentino come festa degli innamorati sia da attribuire a Geoffrey Chaucer, l'autore dei "Racconti di Canterbury", il quale alla fine del 1300 nel poema di 700 versi "Il Parlamento degli uccelli" in cui affianca la figura di Cupido a San Valentino, fa coincidere questa ricorrenza alle nozze di Riccardo II d'Inghilterra con Anna di Boemia, anche se molti studiosi hanno messo indubbio questa tesi soprattutto perché sembra che la celebrazione sarebbe da collocarsi al 3 maggio, giorno dedicato ad un omonimo San Valentino di Genova.



(foto da Google)


Nonostante l'incertezza sull'evoluzione storica, ci sono alcuni riferimenti storici che fanno ritenere che la giornata di San Valentino fosse dedicata agli innamorati già nei primi secoli del II millennio. A Parigi venne fondato il 14 febbraio 1400 l'Alto Tribunale dell'Amore, che aveva lo scopo di decidere su controversie legate ai contratti d'amore, ai tradimenti e alla violenza contro le donne, i cui giudici venivano selezionati in base alla loro familiarità con la poesia d'amore.
Bisogna anche considerare che a metà febbraio si iniziano a vedere i primi risvegli della natura e nel Medioevo, in Francia e in Inghilterra, si pensava che intorno a questa data cominciasse l'accoppiamento degli uccelli e per questo veniva associato alla festa degli innamorati.


(foto da Psico Passion Design)


In tempi moderni e contemporanei la festa di San Valentino si è caratterizzata per lo scambio di biglietti d'amore, decorati e/o sagomati con cuori e altre immagini legate all'amore, tradizione nata nei Paesi anglosassoni, ma che poi con il tempo si è diffusa anche altrove. Questa usanza poi ha iniziato a diventare secondaria quando si diffuse, a partire dagli Stati Uniti, lo scambio di regali come cioccolatini, fiori, gioielli e di altro genere.





31 ottobre 2021

Halloween: l'Irlanda e i Celti




Halloween

La festa di Halloween ha origini antichissime, nasce in Irlanda e non negli Stati Uniti come tutti pensano e corrisponde a Samharin, il capodanno celtico, al tempo in cui Erin era dominata dai Celti. E' stata poi esportata negli USA dagli emigrati irlandesi, i quali dovettero lasciare la loro terra a causa di una terribile carestia che imperversò nella metà XIX secolo per andare nel Nuovo Mondo.
Il nome deriva dalla forma contratta di "All Hallows's eve", dove "Hollow" in inglese arcaico significa "Santo", quindi "vigilia di tutti i Santi" (in inglese "Ognissanti"si dice "All Hallows' Day").
 

(foto da Google)

I Celti, a differenza delle altre popolazioni europee, erano un popolo prevalentemente di pastori e i ritmi della loro vita erano scanditi dai tempi imposti dall'allevamento, che sono diversi da quelli dei campi. Alla fine della stagione estiva i pastori riportavano i loro greggi a valle e si preparavano all'arrivo dell'inverno e quindi al nuovo anno, perché per i Celti non iniziava il 1° gennaio, come accade oggi, ma il 1° novembre, cioè quando terminava ufficialmente la stagione calda e iniziava quella fredda e delle tenebre. Durante l'inverno ci si rinchiudeva in casa per molti mesi per ripararsi dal freddo, si costruivano utensili e si trascorrevano le serate a raccontare storie e leggende e il passaggio dalla bella alla brutta stagione, quindi dal vecchio al nuovo anno, era celebrato con lunghi festeggiamenti. Lo Samhain deriva dal gaelico samhuinn e significa "Summer's end", fine dell'estate. 
In quel periodo dell'anno la comunità poteva riposarsi e ringraziare gli Dei in quanto avevano preparato precedentemente le scorte per l'inverno, assicurandosi i frutti dei campi e avendo nutrito il bestiame sui pascoli montani.
Questo avveniva con il Samhain, che serviva ad esorcizzare l'arrivo dell'inverno e dei suoi pericoli, unendo e rafforzando la comunità grazie ad un rito di passaggio che propiziasse la benevolenza delle divinità. L'importanza che la popolazione celtica attribuiva a Samhain risiede nella loro concezione del tempo: era visto come un cerchio suddiviso in cicli e il termine di ogni ciclo era considerato molto importante e carico di magia.


(foto da Google)


L'avvento del Cristianesimo non ha cancellato del tutto questa festività, ma si è sovrapposta ad essa conferendo contenuti e significati diversi da quelli originari. Il tema principale della festa era la morte,  in simbiosi con ciò che accade in natura, perché durante la stagione invernale la vita sembra "morire", mentre in realtà si rinnova nel sottosuolo, dove tradizionalmente riposano i defunti. Da qui si comprende l'accostamento del Samhain al culto dei morti.
I Celti credevano che ogni 31 ottobre, vigilia del nuovo anno, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, i quali vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir Nan Ore e che, con il dissolvimento delle leggi del tempo e dello spazio, l'aldilà e il mondo terreno si fondessero insieme così da permettere agli spiriti di unirsi ai viventi e di vagare indisturbati sulla Terra. Samhain era una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all'allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell'accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. I Celti tornavano al villaggio mascherati grottescamente, facendosi luce con lanterne fatte con cipolle intagliate al cui interno venivano poste le braci del Fuoco sacro. Dopo questi riti festeggiavano per tre giorni mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.


(foto da Google)


In Irlanda si diffuse l'usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero fatto visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e per far sì che decidessero di non fare scherzi ai viventi.

Attraverso le conquiste romane, Cristiani e Celti vennero a contatto, l'evangelizzazione delle Isole Britanniche portò con sé un nuovo concetto della vita, molto distante da quello celtico e durante tale periodo la Chiesa tentò di sradicare i culti pagani, ma non sempre vi riuscì. Halloween non fu completamente cancellata, ma cristianizzata tramite l’istituzione del giorno di Ognissanti il 1° Novembre e, in seguito, della commemorazione dei defunti il 2 Novembre.


(foto da Google)


Fu Odilone di Cluny, nel 998 d.C., a dare l’avvio a quella che sarebbe stata una nuova e longeva tradizione delle società occidentali: diede disposizione affinché i monasteri dipendenti dall’abbazia celebrassero il rito dei defunti a partire dal vespro del 1° Novembre. Il giorno seguente era, invece, disposto che fosse commemorato con un’Eucarestia offerta al Signore, usanza che si diffuse ben presto in tutta l’Europa cristiana, per giungere a Roma più tardi.
La Festa di Ognissanti, infatti, fu celebrata per la prima volta a Roma il 13 Maggio del 609 d.C., in occasione della consacrazione del Pantheon alla Vergine Maria. Successivamente, Papa Gregorio III stabilì che la Festa di Ognissanti fosse celebrata non più il 13 Maggio, bensì il 1° Novembre, come avveniva già in Francia. Fu circa nel IX secolo d.C. che la Festa di Ognissanti venne ufficialmente istituzionalizzata e quindi estesa a tutta la Chiesa, per opera di Papa Gregorio IV.
Fanno eccezione i cristiani Ortodossi, che coerentemente con le prime celebrazioni, ancora oggi festeggiano Ognissanti in primavera, la Domenica successiva alla Pentecoste.
L’influenza del culto di Samhain non fu, tuttavia, sradicata e per questo motivo la Chiesa aggiunse, nel X secolo, una nuova festa: il 2 Novembre, Giorno dei Morti, dedicato alla memoria delle anime dei defunti.

Verso la metà del XIX secolo, l’Irlanda fu investita da una terribile carestia, ancor oggi ricordata, e molte persone decisero di abbandonare l’isola per sfuggire alla povertà e tentar fortuna negli Stati Uniti, dove crearono, come molti altri popoli, una forte comunità. All’interno di essa vennero mantenute vive le tradizioni ed i costumi della loro patria e tra queste quella del 31 Ottobre celebrando Halloween. Ben presto, questa usanza si diffuse in tutto il popolo americano, diventando quasi una festa nazionale.

Più recentemente, gli Stati Uniti grazie al cinema ed alla televisione hanno esportato in tutto il mondo i festeggiamenti di Halloween, contagiando anche quella parte dell’Europa che ne era rimasta estranea. In moltissimi film e telefilm spesso appaiono la famosa zucca ed i bambini mascherati che bussano alle porte. E molti, infine, sono i libri ed i racconti horror che prendono Halloween come sfondo o come spunto delle loro trame.


Negli Stati Uniti Halloween ha perso i suoi significati religiosi e rituali, ed è diventata un’occasione per divertirsi e organizzare costosi e allegri festeggiamenti. Pare che ogni anno gli Americani spendano due milioni e mezzo di dollari in costumi, addobbi e feste per il 31 ottobre!

03 maggio 2021

Il peso delle parole



Dopo il monologo di Amedeo e Pio, andato in onda venerdì sera, ho pensato di scrivere un post che è più una riflessione su ciò che è stato detto dai due comici.

Per certi versi ciò che dicono non è propriamente sbagliato, in quanto l'ironia e soprattutto l'autoironia penso siano una ricchezza, un punto a favore di tutti noi, un modo per rendere più leggera la vita. Quello che non condivido è il fatto di staccare le parole dall'intenzione, cioè è stato detto che il problema non è nella parola in sé, ma nel modo, nell'intenzione in cui viene detta. Per me le due cose non sono distanti, anzi sono legate tra loro, non si può pensare di dire qualcosa senza che questo non abbia un suo peso, una sua conseguenza su chi la ascolta. 

E' vero che quando si parla e dice una cosa dipende da come la si dice, ma certe affermazioni, certe parole, anche se gli si cambia il contesto, l'intenzione, il modo in cui vengono dette avranno sempre un'accezione negativa, discriminatoria e denigratoria. 

Tra gli esempi che hanno fatto è stato quello della parola "terrone", da sempre usata da chi abita nel nord Italia in modo dispregiativo nei confronti di chi abita, o proviene, o ha origini nel Mezzogiorno. Questa parola viene tutt'oggi usata in questo senso e chi abita al sud o chi è originario del sud non credo che la prenda con leggerezza e si fa una risata. I meridionali hanno iniziato ad usarla anche loro come senso di rivalsa nei confronti di chi la usava per discriminare e denigrare, la usano come motivo di orgoglio, ma se la dicono loro, tra di loro, ha un significato, se la dice una persona del nord nei confronti di qualcuno che proviene dal sud ne ha decisamente un altro.

Stesso discorso si può fare per la n* word, tante persone nere la usano tra di loro, ma ciò non toglie che se viene usata da una persona bianca riporta alla luce decenni di schiavitù, di discriminazione, di soprusi, di ingiustizie subite dai neri non solo negli USA, ma anche in Africa nel periodo del colonialismo. Considerando che certe situazioni, per quanto si sia lottato per migliorarle, sono ancora molto evidenti nel mondo di oggi, bisogna continuare a lottare tutti per farsi sentire e per costruire un mondo in cui ci siano meno disuguaglianze tra le persone.

Anche le persone LGBT sono state da sempre additate con parole poco carine, che hanno sempre avuto un significato dispregiativo.

Inoltre, ho letto una riflessione molto importante secondo me: perché non hanno portato l'esempio delle bestemmie? C'è chi dirà, ma quelle sono una mancanza di rispetto verso la religione e a chi crede. Ma negli altri casi non si tratta della stessa cosa? Non si manca di rispetto verso qualcuno quando le si usa?

In sostanza, le parole hanno sempre un peso, non sono slegate all'intenzione, perché quest'ultima può essere anche tra le più positive del mondo, ma ciò non toglie e non si può negare che determinati termini hanno un peso notevole, che possono ferire chi le ascolta, perché sono legati alla loro etimologia, al loro significato, all'uso che se ne è fatto nel tempo, alla loro storia. Tutto questo non lo si può nascondere, non si può pensare di risolvere tutto con l'ironia e l'autoironia, alle volte bisogna pensare molto a cosa si dice, a come lo si dice e a ciò che si dice. 

C'è bisogno di tatto e di rispetto in certi contesti, si può ridere e scherzare su altro, si può fare ironia su tantissime cose e su tantissimi argomenti e prestare attenzione a ciò che si dice non significa limitare la libertà di parola, non significa che non si può dire più nulla, il politically correct non c'entra, c'entra il fatto di ricominciare a dare peso e importanza alle parole. Questo, secondo me, è il fulcro centrale della questione.

Purtroppo, con il passare del tempo, si è persa questa cosa, oggi non si da peso alle parole, al loro significato, si pensa che tutto scivoli adosso e ci si concentra su altro, sugli atteggiamenti, sull'intenzione, sul modo di fare, che sono altrettanto importanti, ci tengo a sottolinearlo, ma credo che siano tutti collegati tra loro. Parole, gesti, intenzioni, comportamenti, hanno un rapporto di correlazione tra loro, non sono distanti o distaccati. Se fosse così si sarebbe incoerenti, prima si dice una cosa, si usano determinati termini e poi si dice l'intenzione non è negativa, mi comportato all'opposto e allora perché non applicare questo anche alle parole?


Credo che tutti noi dovremmo riflettere molto su tutto questo.

25 novembre 2020

25 Novembre tutto l'anno

Oggi è la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, è stata istituita dall'Assemblea Generale della Nazioni Unite con la risoluzione n°54/134 del 17 dicembre 1999. La data è stata scelta in memoria dell'assassinio delle sorelle Mirabal avvenuto nella Repubblica Dominicana il 25 Novembre 1960, uccise perché tentarono di contrastare il regime del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Furono sequestrate dagli agenti del Servizio di informazione militare, stuprate, torturate e strangolate.
L'Assemblea ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare eventi e manifestazioni volte a sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema. 

Secondo il rapporto dell'ONU si stima che nel mondo, in media, si verificano 140 femminicidi al giorno, uno ogni 10 minuti.
In Italia:
- ogni 3 giorni una donna viene uccisa;
- ogni 15 minuti una donna subisce violenza da parte di un uomo;
- ogni 15 minuti un uomo violenta una donna;
- più dell'80% dei femminicidi è commesso dal partner, dall'ex partner o da un familiare, quindi da persone che hanno uno stretto contatto con la donna;
-il 74% delle violenze di genere è commesso da italiani.
Nel primo semestre del 2020 i femminicidi sono saliti a 59, rispetto ai 56 dell'anno precedente nello stesso periodo.
Anche nella giornata di oggi, nella giornata contro la violenza sulle donne, ne sono state uccise due.

(Fonte foto Google)


La violenza che le donne subiscono ogni giorno è sia fisica che psicologica, non si manifesta solo con lo stupro, ma anche con le percosse, le parole violente, le mani addosso, il revenge porn, lo stalking: è tutto un insieme di fatti e atti perpetrati dall'uomo nei confronti della donna.
Purtroppo molte di loro non riescono ad uscirne, per paura di denunciare, di non riuscire ad uscirne davvero, per paura che poi lui prima o poi possa trovarle. Spesso non riescono perché la giustizia arriva in ritardo e la violenza portata avanti per anni sfocia nell'ultimo atto ignobile: l'omicidio, anzi femminicidio.
Per fortuna tante altre, moltissime, trovano il coraggio di denunciare, di lottare per la loro libertà. Vengono indirizzate in centri che si occupano di questo tipo di reati, alcune vengono accolte nella case sicure, luoghi segreti in cui le donne che vittime di violenza possono trovare rifugio, e vengono seguite da personale abilitato e preparato sia in ambito psicologico che legale.

(Fonte foto Google)

La nostra è ancora una società molto maschilista, atteggiamenti e parole sono rivolte alle donne da parte degli uomini, ma spesso anche dalle donne stesse. Quante volte ci siamo sentite dire: "dove vai vestita così, sembri una ...", "quel vestito è troppo corto", "quella maglietta è troppo scollata", "non vestirti da uomo", "non vestirti da donna", "sei troppo provocante", "sei frigida", "se l'è cercata"....
Potrei continuare all'infinito, l'elenco è lunghissimo, frasi e parole che ci vengono dette per sminuire e sotterrare ciò che siamo: Donne! Chi le usa tiene ancora un atteggiamento di superiorità e di possesso nei confronti del genere femminile, ha un'idea della donna legata agli anni 50/60, io direi anche al Medioevo, ritiene che ci dovremmo occupare "solo delle nostre cose", non ha un'idea di parità ed eguaglianza di genere.
Gli uomini possessivi e violenti, fisicamente e psicologicamente, fanno male, tappano le ali della libertà, obbligano a non essere noi stesse. Il loro non è amore, è possesso. L'amore non è avere, o voler avere, il controllo assoluto sull'altra persona, l'amore non provoca lividi sulla pelle, non porta alla paura, non ti fa sentire sempre in difetto e inadeguata. L'amore porta gioia, felicità e soprattutto ama la libertà e la rispetta.


(Fonte foto Google)


Se vogliamo davvero migliorare la società, dare una svolta a tutto ciò, quello che dobbiamo fare è cambiare la nostra mentalità, cambiare il nostro modo di vedere le cose. Puntiamo all'uguaglianza di genere e alla parità. 
Educhiamo la società e i nostri figli a questo. 


(Fonte foto Google)


N.B. Per chi avesse bisogno di un aiuto lascio di seguito il numero da chiamare, chi vi risponderà vi aiuterà ad affrontare la situazione, vi sosterrà e vi darà tutte le indicazioni necessarie anche rispondendo a tutte le vostre domande.

Chiama il 1522.

23 novembre 2020

Alla ricerca de " Il soffio sull'anima"

 

Oggi voglio presentarvi una persona che conosco da tantissimi anni, abbiamo frequentato le scuole elementari e medie assieme, poi, per svariati motivi di vita quotidiana, non ci siamo più frequentati, ma siamo rimasti in contatto grazie ai social network.

Valerio Terebinto è un giovane scrittore che esordisce nel mondo della letteratura con "Il soffio sull'anima", un piccolo e prezioso capolavoro che narra di un viaggio alla scoperta di posti meravigliosi e di se stessi.
Quando sono venuta a sapere che ha scritto e pubblicato questo libro, di cui mi accingo a parlarvi, sono stata davvero molto felice per lui, gli ho scritto subito per congratularmi e non potevo farmelo scappare (ovviamente mi sono fatta fare una dedica dall'autore, non poteva rifiutarsi dopo tutti questi anni di conoscenza ahahah). 

Nel libro, scritto in prima persona, Valerio racconta della bellissima ed emozionante esperienza vissuta durante il Cammino di Santiago di Compostela, avventura che ha voluto intraprendere assieme al padre. 
Narra dei luoghi che ha visitato, della loro bellezza, la loro storia con costumi e tradizioni. Di come cambia il paesaggio man mano che il Cammino prosegue.
Importanti sono anche le magnifiche persone che ha incontrato, con cui ha condiviso questo viaggio, e con il quale scambia idee, opinioni, dubbi. Perfetti sconosciuti con cui in poco tempo instaura un rapporto profondo, quasi si conoscessero da un'eternità, ma tutti noi sappiamo che il tempo non dice nulla, si possono instaurare rapporti profondi pur essendo perfetti sconosciuti.



Il racconto è fluido e il lettore non può non immergersi in esso, i luoghi si susseguono, così come le emozioni, e la mente vola lì in quei luoghi meravigliosi, con quelle persone meravigliose, e ognuno di noi vorrebbe essere lì per scoprirli e conoscerli: ciascuno con la sua storia, le sue tradizione e le sue usanze. 
Valerio ci permette di entrare nei suoi pensieri, mostra i suoi dubbi, le sue paure, le sue emozioni e si vorrebbe essere lì per affrontare e vivere insieme a lui tutto questo, poiché i suoi dubbi, le sue paure, le sue domande appartengono a tutti noi. Ci si riconosce in lui, in cioè che pensa, alle emozioni che vive e pensi di volerla vivere davvero questa avventura, perché siamo tutti alla ricerca di noi stessi. Tutti noi vogliamo capire chi siamo, chi vogliamo essere, cosa vogliamo e cosa vorremmo fare.




Il Cammino ti pone davanti a domande private, intime, bisogna essere tenaci e determinati perché sopraggiunge la stanchezza, sia fisica che mentale, e quello che puoi fare è arrenderti o continuare e andare avanti. Ma la voglia di conoscere, di metterti alla prova, di vedere fino a dove puoi spingerti, ti fa superare qualsiasi limite con te stesso.
I luoghi, le persone che si incontrano, è tutto l'insieme che ci fa andare alla scoperta di noi stessi. 
Il percorso è lungo e ricco di scoperte, un po' come la nostra vita, ma alle volte certi Cammini ci servono per capire quale direzione dobbiamo o vogliamo prendere, ci mostrano la nostra strada che per anni abbiamo ignorato o non abbiamo visto.

Viaggiare è andare alla scoperta del mondo, di se stessi, è una medicina per il corpo e per l'anima, apre la mente e lo spirito perché, in fondo, siamo tutti alla ricerca del nostro "soffio sull'anima".








Spero di avervi incuriositi e...


Buona lettura!


30 ottobre 2020

Halloween: tra leggenda e simboli



(immagine fonte internet)


Ciao a tutti, dopo 3 anni di assenza, eccomi di nuovo qui a riprendere in mano il mio blog e ho pensato di parlarvi di una festa che negli ultimi anni è diventata un vero e proprio evento: Halloween. In occasione di questa ricorrenza siamo soliti organizzare serate a tema, quest'anno purtroppo non sarà possibile a causa del Covid-19, speriamo di poterlo fare l'anno prossimo, però quanto ne sappiamo? Per noi è diventata una delle occasioni per divertirsi e festeggiare insieme ad amici e parenti e trascorrere una serata diversa dalle
altre.


Halloween è una festa di origine celtica, è stata esportata dagli immigrati irlandesi, scappati da un'epidemia di metà 800 che si era abbattuta nel loro Paese, negli Stati Uniti e qui nel XX secolo ha assunto le forme macabre e commerciali con cui è diventata famosa. Si è poi diffusa in molti Paesi del mondo influenzata dalle tradizioni statunitensi. 

La parola deriva dall'inglese arcaico "All Hallows' Eve" che significa "Notte di tutti gli spiriti sacri", la vigilia di Ognissanti. Però secondo uno studioso, Renato Cortesi, l'origine andrebbe ricercata nella leggenda di Jack O' Lantern perché in inglese il verbo "scavare" è "to hollow", quindi "hollowing" l'atto di scavare; Jack è condannato a vagare nella notte per tutto il mondo solo con una zucca intagliata con dentro una candela. 


HALLOWEEN!



Vengono narrate e tramandate diverse varianti della leggenda del personaggio di Jack O' Lantern, ma quella più diffusa e conosciuta è quella di origine irlandese.

(fonte immagine Vanilla Magazine)


Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, durante una serata al pub, incontra il Diavolo e, a causa del suo stato d'ebrezza, rischia di lasciargli la sua anima. Astutamente Jack chiede al Demonio di trasformarsi in una moneta e promette la sua anima in cambio di un'ultima bevuta. Jack però mise rapidamente il Diavolo nel suo borsello accanto ad una croce d'argento, cosicché il Demonio non potesse trasformarsi di nuovo. Per farsi liberare il Diavolo promise a Jack che non si sarebbe preso la sua anima per i dieci anni successi e così egli lo liberò. 
Trascorsi i dieci anni, il Demonio si presentò di nuovo e Jack gli chiese di raccogliere una male da un albero prima di prendersi la sua anima e, al fine di impedire che il Diavolo scendesse dal ramo, furbamente incise una croce sul tronco. Solo dopo tanto battibeccare i due giunsero ad un accordo: il Diavolo avrebbe risparmiato la dannazione eterna a Jack in cambio della libertà. Purtroppo Jack durante la sua vita commise molti peccati, così tanti che fu rifiutato dal Paradiso quando morì e presentandosi all'Inferno venne cacciato dal Diavolo, il quale gli ricordò il patto. Il Demonio fu ben felice di lasciarlo errare come un'anima tormentata e quando Jack gli fece osservare quanto fosse buio e freddo, il Diavolo gli tirò un tizzone ardente che Jack posizionò all'interno di una rapa intagliata. Iniziò così a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi.

Si dice che da allora nella notte di Halloween, aguzzando bene la vista, si possa vedere una fiammella vagare nell'oscurità alla ricerca di una casa.

     
(fonte internet Post Spritzum)


Questa festa è anche molto ricca di simboli che derivano da diverse fonti come i costumi nazionali, le opere letterarie; include temi legati alla morte, al male, all'occulto, ai mostri e il loro sviluppo si è formato nel tempo. 

Tra questi troviamo: la zucca intagliata, la formula trick-or-treat usata dai bambini, i costumi, le sfilate.

La zucca di Halloween viene chiamata con il nome di Jack O' Lantern nei paesi anglofoni ed è uno degli oggetti e simboli principali della festività. Questo usanza di intagliare zucche, con un sorriso spaventoso e grottesco e al cui interno viene inserita una candela cosicché si possano vedere i tratti intagliati al buio, risale alla tradizione di intagliare rape per farne delle laterne, come fa anche Jack nel racconto, con cui ricordare le anime bloccate nel Purgatorio. La rapa è stata utilizzata ad Halloween in Irlanda e in Scozia, però gli immigrati irlandesi negli Stati Uniti usarono la zucca, originaria del posto e disponibile in quantità maggiore, e questa tradizione risale al 1837, era associata al tempo del raccolto, mentre fu associata ad Halloween verso la seconda metà del XX secolo.

 
(fonte immagine Legnano News)


Invece la tradizione di mascherarsi risale al Medioevo ed è diffusa in Irlanda e Gran Bretagna, ma usanze simili si ritrovano anche in sud Italia, ed è legata alla pratica dell'elemosina, cioè quando le persone povere andavano di porta in porta nel giorno di Ognissanti e ricevevano cibo in cambio di preghiere per i loro morti nel giorno in cui si ricordano i defunti. Da qui deriva l'usanza dei bambini di andare mascherati di casa in casa con la famosa domanda "Dolcetto o scherzetto?", avvertendo quindi di fare qualche bagattella se non viene dato loro nessun dolcetto.





 

"Trick or treat, 
smell my feet, 
give me something good to eat"










Come ogni festa tradizionale ha i suoi colori tradizionali che sono: nero, viola e arancione.


Beh ora non ci resta che organizzare qualcosa per la giornata più spaventosa dell'anno e godercela. Si possono trovare facilmente idee per decorare la casa, per preparare piatti a tema, come il risotto alla zucca, si possono organizzare giochi per grandi e piccini, si trovano sia da tavola che interattivi, e non dimentichiamoci della grande quantità di film a tema adatti per tute le età.






Happy Halloween a tutti!
 
 

 



















02 giugno 2017

2 Giugno 1946: nasce la Repubblica italiana



Ciao a tutti, in occasione delle celebrazioni per la nascita della Repubblica italiana, ho pensato di scrivere un post che ripercorresse la storia di questa festa.

A un anno dalla fine della seconda guerra mondiale, dopo la caduta del fascismo, fu indetto un referendum istituzionale nei giorni del 2 e 3 Giugno 1946, con cui gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere tra monarchia e repubblica: dovevano scegliere la forma di Stato da dare al Paese.
In Italia questo referendum fu la prima votazione a suffragio universale e il risultato della consultazione popolare, che venne ratificato il 18 Giugno 1946, trasformò il Paese in Repubblica. Il re d'Italia Umberto II di Savoia, per evitare che gli scontri tra monarchici e repubblicani si potessero estendere in tutta la penisola, il 13 Giugno decise di lasciare l'Italia e andare in esilio in Portogallo e dal 1° Gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, fu proibito l'ingresso nel paese ai discendenti maschi di casa Savoia (disposizione abrogata nel 2002).


La prima celebrazione della festa della Repubblica si tenne il 2 Giugno 1948 in via dei Fori Imperiali a Roma e il cerimoniale dell'epoca prevedeva la passata in rassegna delle forze armate in onore della Repubblica da parte del Presidente della Repubblica Italiana. La manifestazione si tenne a piazza Venezia, davanti l'Altare della Patria e, dopo la deposizione della corona di alloro al Milite Ignoto da parte parte del Presidente Luigi Enauidi, gli stendardi delle forze armate abbandonarono la formazione, percorsero la scalinata del monumento e resero omaggio al Presidente con un inchino.

Con l'ingresso nella NATO nel 1949, si svolsero dieci celebrazioni in contemporanea in tutta Italia e in quell'occasione fu inaugurato, in memoria di Giuseppe Mazzini, un monumento celebrativo dove si svolse la manifestazione della Festa della Repubblica.


Nel 1961 la celebrazione da Roma venne spostata a Torino, che fu la prima capitale dell'Italia unita (dal 1861 al 1865), in quanto quell'anno si celebrava anche il centenario dell'Unità d'Italia.
Nel 1963 la manifestazione venne spostata al 4 Novembre per via delle condizioni di salute di papa Giovanni XXIII.
Nel 1965 alla celebrazione di Roma parteciparono anche gli stendardi delle unità militari soppresse che presero parte alla prima guerra mondiale, perché si commemoravano i cinquant'anni dall'entrata in guerra del'Italia nel primo conflitto mondiale.


Negli anni 70, a causa della crisi economica che attanagliava il Paese, per contenere i costi statali e sociali, la Festa della Repubblica fu spostata (con la L. n°54 del 5 Marzo 1977) alla prima domenica di Giugno, che portò, quindi, alla soppressione del giorno festivo collegato ad essa.
Nel 2001, su iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 2 Giugno ha smesso di essere una festa mobile tornando ad essere ufficialmente un giorno festivo e le celebrazioni vennero ricollocate al tradizionale 2 Giugno.


Il cerimoniale della manifestazione che si svolge a Roma prevede la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria in omaggio al Milite Ignoto da parte del Presidente della Repubblica Italiana, dopodiché segue una parata militare lungo via dei Fori Imperiali, che sfila davanti alle alte cariche dello Stato e dei cittadini.


La nascita della Repubblica è la festa di tutti, è la festa della democrazia...buon 2 Giugno a tutti gli italiani!
















25 maggio 2017

"Di padre in figlia": l'evoluzione dell'emancipazione femminile


Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi di una miniserie televisiva, andata in onda su RAI Uno tra fine Aprile e inizi Maggio, che racconta di come è cambiata la figura della donna dagli anni 60 agli anni 80. Nel cast troviamo: Alessio Boni (Giovanni Franza), Cristiana Capotondi (Maria Teresa Franza), Stefania Rocca (Franca Sanza), Matilde Gioli (Elena Franza), Roberto Gudese (Antonio Franza), Demetra Bellina (Sofia Franza), Denis Fasolo (Enrico Sartori), Alessandro Roja (Riccardo Sartori), Domenico Diele (Filippo Biasolin), Corrado Fortuna (Giuseppe Nunzio), Francesca Cavallin (Giuseppina "Pina" Zanchetti).

I protagonisti della serie sono la famiglia veneta Franza, proprietaria di una distilleria a Bassano del Grappa. La gestione è nella mani del fondatore e patriarca Giovanni Franza e del suo socio e amico Enrico Sartori. Giovanni è un donnaiolo, sposato con Franca, originaria del Brasile e dove i due si sono conosciuti e da dove sono scappati. I due coniugi hanno due figlie femmine, Maria Teresa ed Elena, ma Giovanni attende con ansia il figlio maschio. Quando nascono i due gemelli, Sofia e Antonio, Giovanni è al settimo, in quanto può lasciare la distilleria al suo unico maschio e inoltre è assicurata la discendenza del nome Franza. La figlia maggiore, però, si sente trascurata dal padre, lei cerca sempre di attirare la sua attenzione, cerca di renderlo orgoglioso di lei, ma il padre rivolge le sue attenzioni solo agli altri figli, soprattutto ad Antonio. Maria Teresa è, infatti, la ribelle di casa e dopo la maturità decide di andare a studiare Chimica a Padova.


Il tema principale e portante è l'emancipazione femminile, il cambiamento della figura della donna e le mille battaglie affrontate dalle donne in quegli anni, come il divorzio e l'aborto, con numerose manifestazioni.
In questa storia non si intrecciano solo le storie d'amore, ma soprattutto le storie delle donne che cambiano il modo di rapportarsi con l'esterno, con gli uomini e con il mondo del lavoro.
Fa riflettere davvero su come 60 anni fa veniva vista la donna: madre, cuoca, casalinga. Se le donne volevano lavorare dovevano aspirare solo a determinati tipi di mestieri, come la maestra. Infatti quando Maria Teresa comunica al padre di voler andare a studiare Chimica a Padova, egli si infuria moltissimo, perché non riesce a capire e non concepisce questo desiderio della figlia, lo ritiene inadeguato per un donna.


Ci sono tante situazioni che mettono in evidenza il modo di pensare dell'epoca: bigotto e chiuso, come quando la secondogenita Elena rimane incinta prima del matrimonio e il padre la obbliga a sposarsi per riparare al guaio commesso.


Questa è una serie che dovremmo vedere tutti per renderci conto di come tante cose, fortunatamente, sono cambiate, ma quante ancora devono cambiare, perché ancorate al passato e ad una visione mal sana della figura della donna.






11 maggio 2017

La Festa della Mamma: tra religione, fini commerciali e sentimento sociale



Ciao a tutti, tra tre giorni sarà la festa della festa della mamma, ma da dove nasce questa festività? 
Essa può essere paragonata ad alcune antiche celebrazione, ma non hanno nulla a che vedere con la concezione moderna della festa.

In Italia per la prima volta fu celebrata il 24 dicembre 1933, denominata "Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo", in cui vennero premiate le madri più prolifiche d'Italia. 

Nell'accezione moderna, questa festa è nata a metà degli anni cinquanta per due diversi motivi: 
  • uno commerciale: nel 1956, quando Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, in collaborazione con presidente dell'Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera - Vallecroscia Giacomo Pallanca, prese l'iniziativa di celebrare la festa della mamma al teatro Zeni, poi spostata al Palazzo del Parco.
  • uno religioso: il 12 Maggio 1957 don Otello Migliosi, parroco di Tordibetto di Assisi, ebbe l'idea di celebrare la figura della mamma non nella sua veste sociale o biologica, ma nel suo valore religioso, cristiano e interconfessionale, come punto di incontro e di dialogo tra le varie culture. Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la festa con manifestazioni di carattere religioso e culturale.
In seguito nel 1958 Raul Zaccari presentò al Senato un disegno di legge che puntava ad ottenere l'istituzione della festa della mamma. Questa iniziativa portò ad un dibattito in Senato, che si prolungò fino all'anno successivo, in quanto alcuni senatori ritenevano inopportuno che sentimenti così intimi fossero oggetto di una norma di legge. Nonostante la discussione, la festa prese piede in tutto il Paese e fu stabilita la data dell'8 Maggio, che rimase immutata dal 1959 al 2000 quando fu spostata alla seconda domenica del mese di Maggio sia per essere equiparata al giorno scelto dagli Stati Uniti sia per ragioni economiche e commerciali. Nella memoria collettiva sociale, però, si festeggia ancora l'8 Maggio in cui i bambini portano dei doni alle loro mamma: disegni o lavoretti fatti a scuola.

In Europa la festa introdotta tra il 1915 e il 1925 in paesi come Svizzera, Germania, Finlandia, Svezia e Norvegia e molti altri.

Negli USA, invece, nel maggio 1870 un'attivista pacifista e abolizionista Julia Ward Howe propose l'istituzione della "Giornata della madre per la pace" come momento di riflessione contro la guerra, ma l'iniziativa non ebbe successo. Fu Anna Jarvis a celebrare per la prima volta questa giornata nel 1908, sotto forma di memoriale in onere di sua madre, attivista a favore della pace. La sua manifestazione si diffuse e divenne così popolare che fu ufficializzata dal presidente Woodrow Wilson nel 1914, quando il Congresso deliberò di festeggiarla la seconda domenica di Maggio, come espressione di amore e gratitudine verso le mamme. 

Con il passare del tempo, però, questa festività ha assunto sempre più i caratteri di una festa per soli fini commerciali.



Auguri a tutte le mamme del mondo!










01 maggio 2017

1° Maggio: la festa del lavoro



"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro." 
Art. 1, comma 1,Cost.

"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."
Art. 4 Cost.


La nostra Costituzione sancisce come principio fondante della Repubblica il lavoro e riconosce ai cittadini diritti e doveri. Per arrivare all'approvazione di questi due articoli si è passati attraverso un secolo di lotte della classe operaia, che desiderava un trattamento migliore sul lavoro, come segno di rispetto in quanto persone. 



All'inizio la battaglia fu per il diritto all'orario fisso di lavoro di otto ore giornaliere: si lavorava per decine di ore, senza mai una pausa. Le persone venivano stremate e lavoravano in condizioni disumane, finché si arrivò alla promulgazione di una legge nell'Illinois nel 1867, che poi venne introdotta anche in Europa con legislazioni simili (in Italia si ebbe con il RDL n. 692/1923).
L'origine della festa risale a una manifestazione organizzata a New York il 5 Settembre 1882 dai Knights of Labor (associazione fondata nel 1869). Due anni dopo in un'altra manifestazione simile i membri dell'associazione approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. A far cadere la scelta sul 1° Maggio furono alcuni gravi incidenti avvenuti nei primi giorni di questo mese del 1886 a Chicago: i lavoratori in sciopero si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole e la polizia, che era lì per reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone altri. Per protestare a questa brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione che si tenne a Haymarket Square (la piazza in cui si teneva spesso il mercato delle macchine agricole). Il culmine di questi eventi si ebbe il 4 Maggio quando fu lanciata una bomba che provocò la morte di alcuni poliziotti e altri rimasero feriti e a quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Non si conosce il numero preciso delle vittime e nel 1887  gli anarchici furono emesse le sentenze di condanna: alcuni vennero condannati a morte e altri all'ergastolo.


Il presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del 1° Maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questi episodi, ma temendo che questa commemorazione potesse risultare troppo a favore del socialismo, spostò l'oggetto della festa sull'antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. 
Qualche giorno dopo la morte i manifestanti di Chicago, altri lavoratori organizzarono una manifestazione in segno di lutto per provare che le idee socialiste non erano morte. 
Appena si diffuse la notizia dell'assassinio degli esponenti anarchici di Chicago, nel 1888 il popolo di Livorno si rivoltò prima contro le navi statunitensi, che si trovavano al porto, e poi contro la Questura, dove pensavano si trovasse il console americano.

In Canada fu adottata la data del 1° Maggio nel 1894 anche se qui la festa del lavoro si riferisce a marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872.

In Europa questa festività fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale a Parigi nel 1889 e in Italia venne ratificata due anni dopo. 
Durante la dittatura fascista la celebrazione fu spostata al 21 Aprile, in occasione del Natale di Roma e poi fu riportata al 1° Maggio alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1945. 
Nel 1947 a Palermo la festa fu sconvolta da un evento: alcune fonti raccontano che la banda di Salvatore Giuliano sparò sul corteo composto da 2000 lavoratori, uccidendone alcune e ferendo altri. Altre fonti sostengono che questa sparatoria fu organizzata dai servizi segreti per screditare Salvatore Giuliano e la sua banda agli occhi dei cittadini.
Il 1° Maggio 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore perché potesse essere condivisa anche dai lavoratori cattolici.


Dal 1990 i sindacati confederali CGL, CISL e UIL organizzano un grande concerto per celebrare il 1° Maggio in collaborazione con il Comune di Roma. Purtroopo con il passare del tempo questo concerto è stato sempre più trascurato dai sindacati e oggi viene ancora organizzato con grande partecipazione da Lotta Comunista: il partito politico extraparlamentare che celebra il Primo Maggio Internazionalista con varie manifestazioni di piazza e con iniziative pubbliche nelle città italiane in cui è presente come formazione politica. 


Oggi purtroppo si sono un po' persi questi valori, non solo da parte della classe politica, ma soprattutto da parte dei lavoratori: oggi tutto è scontato.
Quello per cui si è tanto lottato in passato oggi non vale più nulla, si è e si sta tornando indietro su tante cose, ma siamo noi che lo vogliamo e non ce ne rendiamo conto: quando ci lamentiamo di chi ha la 104, quando ci lamentiamo dei negozi chiusi nei weekend o durante le feste e pretendiamo che siano aperti, quando ci lamentiamo di chi prende le ore di permesso, di malattia, i congedi, sotto tutte lamentele che poi ricadono su noi stessi, perché tutto può essere utile a tutti.
Io sono sincera, non vado a fare la spesa o ha fare shopping la domenica, i festivi e la notte (perché ci sono supermercati di alcune catene che ora sono aperti 24h su 24), mi rifiuto in quanto è festa o notte per tutti non solo per me.
Non mi lamento di chi per esigenze familiari deve chiedere la 104 perché non vorrei mai trovarmi nella sua situazione.
Oggi è diventato un privilegio anche stare male, avere le ferie, le ore di permesso se succede un imprevisto...stiamo mandando all'aria tutto ciò per cui i nostri antenati hanno lottato.
Me la prendo anche con chi fa il furbo, perché pensa di essere migliore degli altri e invece deve capire che è anche grazie a lui se ora ci ritroviamo così: anche grazie al loro modo di fare che ci stanno togliendo tutto in primis il famoso art. 18!!!


Non dimentichiamo i problemi legati al precariato, ai vari tipi di contratto, al lavoro in nero, alle persone in cassa integrazione, a chi ha 40/50 anni e non trova lavoro perché troppo "vecchio" o a chi ha 20/30 e non viene assunto in quanto non ha esperienza (capita di trovare annunci di lavoro con un'età compresa in questa fascia di età e che richiedono molti anni di esperienza). Bisogna tornare  pensare che ci si può reinventare, che si possono imparare cose nuove, ma soprattutto lo deve capire chi offre lavoro e che se si è volenterosi è indipendente dall'età. Oltretutto io penso che il giovane debba imparare da chi ha più esperienza, perché quando si esce da un percorso di studio non si hanno le stesse competenze.


Buona festa dei lavoratori a tutti,  continuiamo a lottare per mantenere i nostri diritti e per riprenderci ciò che ci hanno tolto, non facciamoci la guerra tra di noi, che è solo una guerra tra poveri che non porta a nulla e teniamo anche presenti i nostri doveri di lavoratori.

Buon 1° Maggio!!!